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mercoledì 8 maggio 2013

Dylan Dog - Vittima degli eventi


In questa recensione parliamo un po' di Dylan Dog.

Non credo che il personaggio abbia bisogno di particolari presentazioni. In Italia, almeno, un po' tutti ci siamo trovati di fronte al personaggio ideato da Tiziano Sclavi. L'Indagatore dell'Incubo è "nato" nel 1986 e la sua vita è stata particolarmente longeva grazie all'estro dell'autore, che sa come tenere il lettore col fiato sospeso fino alla fine di ciascuna storia. Col passare degli anni si sono alternati anche altri autori, che hanno contribuito a mantenere elevata la qualità del fumetto e garantito ai lettori una continuità con quello che era il progetto originale di Sclavi.


Adesso ci sono due cose da dire, una buona e una cattiva. Parto dalla cattiva: di Dylan Dog esistono due adattamenti cinematografici. Purtroppo. La prima versione prende il nome di Dellamorte Dellamore, che fa già venire il mal di stomaco a qualsiasi grammar nazi. In realtà questo film vuole sfruttare le caratteristiche del personaggio di Dylan Dog, senza contestualizzarlo ma semplicemente prendendo tutto ciò che si capisce di lui. Dalla copertina degli albi. Sì, perché in effetti l'unica cosa che ricorda DD è la faccia di Rupert Everett nella locandina del film. L'Indagatore dell'Incubo è diventato il guardiano di un cimitero. Groucho ha messo su circa 200kg, non ha più bisogno degli occhiali e ha dimenticato come si parla. Londra diventa Buffalora, l'incubo e la paura arrivano con le facce putrefatte degli attori principali. Poi c'è Anna Falchi. Lei ha un ruolo molto particolare, sarebbe anche interessante da approfondire ma non viene fatto nel film, che vi lascia con il finale più enigmatico della storia del cinema, probabilmente dovuto al fatto che la trama era diventata talmente tanto incasinata che per trovare un finale sensato avrebbero dovuto fumare altra erba, che ormai l'avevano finita.

Ma per gli appassionati di questo fantastico personaggio la speranza di qualcosa di buono risorse nel 2010. È stato infatti l'anno d'uscita di un film dal titolo promettente: Dylan Dog - Il Film. A questo giro sono riusciti a replicare addirittura la camicia rossa e la pistola. La pistola... la battuta più promettente del film, purtroppo, riguarda proprio l'arma. Mi pare di ricordare che fosse una cosa del tipo "basta avere una pistola più grande".
La trama: siamo a New Orleans (giustamente) e Dylan Dog si è ritirato a vita privata insieme al suo assistente. Che non è Groucho, bensì Marcus. Quest'ultimo diventa uno zombie destinato a passare la vita alla ricerca di pezzi di ricambio, mentre il suo datore di lavoro va in giro alla ricerca di un mostro che, se non ricordo male, risulterà essere un vampiro o qualcosa del genere.
Ho pianto. Veramente tanto.
Cosa si deve fare per avere qualcosa di buono dal cinema, con un personaggio su cui ci sono innumerevoli racconti splendidi, di altissima qualità? E poi Groucho... è un personaggio talmente fantastico da non poter essere realizzato da nessuno sceneggiatore vivente?

Passiamo adesso alla notizia buona (finalmente!): siamo nel punto giusto e al momento giusto per dare una possibilità all'ormai depresso Dylan.
Un gruppo di ragazzi (e già qui tiro un sospiro di sollievo) ha deciso di intraprendere una missione. Vogliono ridare a questo personaggio ciò che merita: una storia degna, una dignità cinematografica e, soprattutto, Groucho. Prendete un bel caffè, sedetevi e dedicate un paio di minuti a questo video:



Fatto? Bene. Avrete capito che si tratta di un progetto interessante quanto ambizioso, e l'italiano medio raramente mette insieme queste due parole quando gli si chiede di contribuire.
Anch'io, se mi trovassi davanti a due perfetti sconosciuti che mi chiedono soldi, probabilmente passerei avanti alla prossima notizia. Per fortuna parliamo di persone che, negli anni, hanno già dimostrato una grandissima capacità nella realizzazione di prodotti pubblicati in rete. Claudio Di Biagio e Matteo Bruno in primis, li ho "conosciuti" (virtualmente parlando) in tempi remoti e non sospetti e li seguo da un po'. Sono dei ragazzi con grandi capacità espressive, soprattutto con una telecamera a disposizione. 

Prima di pensare acome contribuire per questo progetto, sicuramente vorrete sapere qualcosa di più su di loro. Potete ad esempio partire da Freaks!, una webseries che di recente ha visto la conclusione della seconda stagione.
Sul canale youtube di Matteo e di Claudio potrete trovare anche altri progetti minori e potrete farvi delle domande, come ad esempio "se avessero la possibilità di realizzare un film su Dylan Dog, come verrebbe?"
Considerate anche le altre persone che ci lavoreranno, come Luca Della Grotta e Leonardo Cruciano... e fate un po' di conti.
Il budget richiesto è destinato praticamente solo alla realizzazione del film, considerando che una parte verrà trattenuta dal sistema di crowdfunding (PayPal trattiene 0,35€ più il 3,4% sul totale versato). Aggiungete il costo dei macchinari, la prenotazione delle location, il pagamento per attori e via dicendo: questi ragazzi non metteranno in tasca nulla, se non la soddisfazione di aver ridato dignità a un pezzo di storia fumettistica italiana. Sono sicuro che, se ci pensate bene, a questo punto dovreste già avere l'inclinazione giusta per contribuire a questo progetto. Se non fosse ancora sufficiente, considerate che nel progetto di crowdfunding sono presenti anche diversi perks (ricompense) per chi contribuisce, che possono darvi accesso a materiale unico o addirittura la possibilità di partecipare attivamente alla stesura del film.
Che siate fan del buon vecchio DD o meno, quindi, sono convinto che dovreste prendere in considerazione l'idea di contribuire e di dare una mano per realizzare qualcosa di unico.

Il link per donare sul sito IndieGoGo è questo

Ah, prima che lo chiediate... perché non Kickstarter? Purtroppo nessuno di loro è residente in UK o negli USA, né (almeno credo) sia in possesso di un documento di riconoscimento rilasciato dalle autorità di questi due paesi, quindi Kickstarter (per quanto molto più frequentato e visibile) non era un'opzione fattibile.


Se volete entrare in contatto con il gruppo potete farlo su Facebook

Il traguardo da raggiungere, al momento in cui finisco di scrivere questo articolo, è ancora molto lontano. Sono sicuro tuttavia che avrete già aperto il link su IndieGoGo e siate in procinto di terminare l'operazione di pagamento, vero? Diamo fiducia a questi ragazzi per un progetto completamente italiano, su un personaggio completamente italiano e per un pubblico, si spera, internazionale!

mercoledì 2 giugno 2010

Capitan America News - Costume First Look

Oh eccomi di nuovo per darvi la classica nerd notizia.
MI perdonerete l'assenza ma, che volete, impegni, impegni, impegni, impegni...

Ad ogni modo eccolo la prima immagine di come sarà Steve Rogers - Capitan America nel film a venire The First Avenger: Capitan America.



Non è male considerando cosa si poteva fare con un costume di base che, permettetelo, veramente non si può:



Buona fortuna a Chris Evans nell'ottenere e mantenere quel pò pò di fisico anche nella realtà.

A presto ragazzi.

lunedì 10 maggio 2010

Cella 211 - Celda 211


Beh, che dire di più?
Ho visto solo la locandina di questo film, non sapendo nemmeno che fosse basato sull'omonimo romanzo di Francisco Pèrez Gandul. Soltanto quell'immagine e già volevo assolutamente vederlo.
Perchè? Non lo so. So solo che anche quella frase, che come quasi tutte le cose che fanno i titolisti italiani si potevano risparmiare ("La sua unica speranza, è essere uno di loro"), non ha smorzato il mio entusiasmo, e meno male.

Spagna, Juan Oliver si presenta con un giorno di anticipo a lavoro come nuovo secondino di un carcere, per farsi un'idea di cosa gli aspetta. Durante la visita, viene colpito alla testa da un pezzo di intonaco che cade dal soffitto e le guardie che sono con lui lo distendono per un attimo nell'unica cella libera del braccio più violento, la 211 appunto. Proprio in quel momento però un detenuto del carcere, il carismatico Malamadre, fa scoppiare una rivolta e il povero Juan, una volta ripresi i sensi, si ritrova a escogitare ogni sorta di espediente per far credere di essere un detenuto.


Il regista Daniel Monzòn (errata corrige) riesce a tenere un ritmo terribilmente serrato per tutta la durata del film; non ci sono attimi di pausa, perfino le scene in cui si racconta della normale vita di Juan, quella con una moglie incinta al sesto mese, la tensione è alta. Tensione che non si assopisce perchè quelle scene non fanno altro che dare uno scopo alla de-evoluzione di una persona "per bene" o "buona", che fa di tutto per riabbracciare i suoi cari e uscire vivo da una situazione infernale.

Le trovate di Juan sono incredibilmente furbe e ciniche, quasi come se svenendo e risvegliandosi nella cella 211 avesse assorbito in un niente tutta la crudeltà di quel luogo, come se fosse diventato senza accorgersene uno dei criminali che aveva accettato di sorvegliare. Evidente quindi, la critica del regista al sistema carcerario Spagnolo (spulciato per bene dall'ONU prima di accettare la Spagna nell'unione), capace di rendere qualsiasi uomo una bestia.


E' nell'ambiente peggiore quindi che si muovono dei personaggi costruiti benissimo, dal primo all'ultimo. Malamadre e Juan, che sono poi i protagonisti principali, hanno uno spessore altissimo e subiscono entrambi un'evoluzione che li incrocerà in un'amicizia quasi surreale per quanto profonda.

Insomma a dirla tutta uno dei più bei film usciti ultimamente, violento, duro, reale e magistralmente diretto e recitato. Una menzione speciale anche ai doppiatori italiani; non amo molto alcuni stravolgimenti del doppiaggio ma il film è perfetto sotto il punto di vista dell'audio.

ps: una menzione speciale anche a quelle bestie sedute qualche fila dietro di me all'Happy Maxicinema di Afragola, veramente di un'intelligenza sovraumana. Spero griderete come avete gridato durante il film anche nel momento della vostra morte.

martedì 4 maggio 2010

Capitan America News and Cap Cameo in The Incredible Hulk

Okay, altro aggiornamento nerd della giornata e poi basta.
A quanto pare si è deciso il megacattivone di "The First Avenger: Capitan America"







che non poteva essere altrimenti che "The Red Skull" o Teschio Rosso pe' noiartri: ufficiale nazista della seconda guerra mondiale, sfigurato da Teschio Rosso o con una maschera da tale è sempre lui, interpretato da?

"Benvenuto a Gran Burrone Signor Anderson, può chiamarmi V, ora ci voglio pallottole d'argento. Heil Hitler!"

Esatto, Hugo Weaving.

Beh, al prossimo aggiornamento Nerd.
Ah, qui sotto vi posto un video da cecati (dai contenuti speciali del blu ray di Hulk) che qualcuno si è messo in testa di caricare su you tube, e vista che siamo in vena di easter eggs...:




Questo video invece è quello di sopra ma completo, e cioè l'inizio alternativo de L'Incredibile Hulk

Iron man 2 & Thor First Picture


Maledetti virus persiani.

Me l’hanno fatta anche stavolta sapete? I miei Spartani anticorpi si sono distratti un secondo a guardare il mio nuovo god of war III e vedi cosa succede…



Ad ogni modo forse avrete visto tutti che ultimamente nelle sale è uscito Iron Man 2.

La sera del mio nobile compleanno lo siamo andati a vedere in massa e devo dire che non ha deluso completamente le mie aspettative. Il primo capitolo, targato 2007, mi aveva entusiasmato, secondo me resta tutt’ora il miglior Marvel Movie mai prodotto: bella regia, effetti speciali esaltanti, ottima storia, ottimo cast; insomma, ottimo film.

Oltre al ben noto Tony Stark/Iron Man (Robert Downey Jr.) ritroviamo Virginia “Pepper” Potts (Gwyneth Paltrow) e il colonnello Jim Rhoodes/Per l’occasione anche War Machine (Don Cheadle, subentrato a Terrence Howard per motivi poco chiari a mio avviso). La storia si dipana qualche anno dopo la rivelazione del signor Stark di essere Iron Man e dei problemi che ovviamente ne seguono, nel presentare al mondo un’arma così potente, controllata da un solo uomo. Gli Stati Uniti ne rivendicano la proprietà e sotto il costante rifiuto di Tony, cercano di riprodurre la stessa tecnologia con il noto fabbricante di armi Justin Hammer (Sam Rockwell) ma, ovviamente, senza il minimo successo.

Si infila in questo bel girotondo anche il signor Ivan Vanko (Mickey Rourke), figlio di tale Anton Vanko, uno scienziato russo (ma no?) che aveva collaborato con il padre di Tony alla creazione del reattore ad arco (quello miniaturizzato è la cosa luminosa che Stark ha nel petto e lo tiene in vita, presente?) e che, tanto per cambiare, lo vuole fare fuori perché Howard Stark si è preso tutto il merito snobbando il caro vecchio paparino Vanko.




Come ciliegina sulla torta, il nucleo che Tony ha nel petto lo sta uccidendo. Tutto chiaro?

Come aggiunte al cast principale troviamo una Scarlet Joahnsson più in forma che mai per

entrare nel vestitino di Vedova Nera e un ormai integrante Samuel L. Jackson che interpreta Nick Fury, il direttore dello SHIELD; Fury e lo SHIELD hanno una parte abbastanza importante nell’intero film anche se sono in maniera evidente un trampolino di lancio per il futuro film dei Vendicatori.

Menzione anche per il colonnello Rhoodes che trasforma una delle armature di Stark in una vera e propria macchina da guerra, appunto il personaggio classico War Machine.

Tiriamo le somme? Sicuramente più sottotono del primo, un po’ più dispersivo ma è anche per la grande quantità di personaggi e di situazioni che si è deciso di affrontare. Alcune scene le avrei semplicemente ridotte a mio avviso ma se consideriamo il cast (Jackson, la Joahnsson, Paltrow, Downey Junior, Rourke, Rockwell) e i personaggi (Nick Fury, Iron Man, War Machine, Vedova Nera, Justin Hammer, Whiplash, I Vendicatori) direi che il nostro Fraveau se l’è cavata niente male, riuscendo a coordinare tutti per una storia che regge, trattandosi comunque di un SuperHero Movie, e con un peso sulle spalle come il progetto Vendicatori da non sottovalutare.

Qualche lato negativo? Beh a un certo punto ho visto veramente troppe armature.



Curiosità: la voce di Jarvis è di Paul Bettany



Qui sotto per i più affezionati e i più distratti vi posto i video delle scene post titoli di coda sia del primo:






Che del secondo:






E in anteprima il vostro Jerch vi dona anche la prima immagine del prossimo Marvel Movie Thor





giovedì 8 aprile 2010

Il Profeta


Oooh ecco qua, mensole sistemate, monitor tv montato, xbox collegata, pc a posto, fumetti, film, chitarra, c’è tutto.

Solo Ale dove cazzo sei andato a finire? Bah.

Ad ogni modo, scusate se sono ancora in sistemazione, ma la mia posizione in questo posto non è molto “equilibrata” non so se mi spiego…

Dunque vi dicevo della mia terribile esperienza al cinema di domenica di pasqua, una cosa ancora indimenticabile direi, che però ieri sera con somma gioia e piacere è stata surclassata da una serata cinema completamente diversa.

Cinema/Teatro “Delle Palme”: sempre Napoli, ma decisamente opposta l’impressione.

Nemmeno una decina di persone, sala teatro (devo dire non perfetta per vedere film, ma godibilissima), silenzio quasi totale durante la proiezione e film che molti descriverebbero “di nicchia”:

Il Profeta (Un Prophète)

Jacques Audiard 2009


Che dire, un film bello. Molto bello. Degno dei più grandi registi, che ultimamente sembrano un po’ aver perso la genuinità che invece è propria di questa pellicola; probabilmente uno dei più bei film europei degli ultimi anni.

Un prophete è un film stupendo. Non v'è sbavatura, nessuna caduta di stile, nessun cedimento registico, niente di troppo né troppo poco. Reale quanto deve esserlo. Amorale come è giusto che sia un film che vuole solo rappresentare un'odissea umana senza aggiungere o togliere nulla ad essa.

La storia è quella di Malik, un giovane Arabo che deve scontare sei anni di prigione in un carcere francese, per una motivazione non chiara ma nemmeno utile, poiché in questo cammino l’importante non è né l’inizio né la fine. Imparerà a sue spese Malik, la vita del carcere: chi è da servire e chi è da temere, l’assenza di giustizia, la disumanità delle scelte che si compiono o che si è costretti a compiere.

Un’umanità esaltata all’inverosimile, il cammino di un uomo iniziato con un atroce peccato, che però impara a “sopravvivere” e poi alla fine a prevalere, compiendo le giuste scelte, tacendo o parlando, senza dimenticare mai le colpe sulla sua coscienza e portandole con se, accettandole, legandole alla sua anima che forse alla fine del viaggio è l’unica cosa che è riuscito a non perdere.

Una prova registica magistrale dicevo, un incrocio tra gangster movie e film carcerario riuscito alla perfezione che sarebbe stato bello vedere promosso dal migliore Tarantino, che invece stà li a guardarsi Hostel and co.

Pazienza.

E ce ne vuole tanta visto che ho dovuto fare i chilometri per vedere questa pellicola che guarda senza timore ad uno “Scarface” o ad un “Padrino”, nell’UNICA sala che in Campania lo proietta.

Pazienza.

Pazienza…

mercoledì 31 marzo 2010

Dragon Trainer



Titolo originale: How to train your dragon
Durata: 98 minuti
Produzione: Dreamworks
Paese: USA
Genere: Animazione / Avventura
Data di uscita: 26/03/2010
Disponibile in 3D e IMAX 3D
Tratto dall'omonimo romanzo di Cressida Cowell, edito in Italia da Mondadori



Dopo due anni dall'uscita di Kung Fu Panda e ben nove anni dal primo Shrek, la Dreamworks Animation ci regala una nuova avventura da sogno. Ci troviamo in un villaggio vichingo sperduto sull'isola di Berk, dove le persone sono decisamente in carne e la vita scorre tranquilla, se non fosse per un piccolo problema legato ai draghi che fanno continue razzie. In questo scenario incontriamo Hiccup (voce originale di Jay Baruchel, in Italia è Flavio Aquilone), il figlio del capo, che, come ci si aspetta solitamente da questo genere di storie, non ha preso proprio nulla dal padre. Hiccup ha un talento innato per la meccanica e una fantasia spiccata che cerca di mettere in pratica per aiutare, a suo modo, gli abitanti del villaggio nella lotta contro i draghi. Come se non bastasse, per alimentare il conflitto con suo padre, il ragazzo non ha nulla contro queste amabili bestiole volanti ed è l'unico che si pone il problema morale del "perché" bisogna uccidere i draghi. Tutte queste sue caratteristiche, oltre al fatto che cerchi di integrarsi all'interno della società in cui vive, lo portano ad emarginarsi ed a entrare in contatto con gli acerrimi nemici del fiero popolo vichingo di questa storia.
Da un lato in lui c'è il tentativo di integrarsi nella società, di voler rendere suo padre orgoglioso; dall'altro lato c'è il desiderio di indipendenza, di ragionare fuori dagli schemi e di guardare le cose con occhi non velati dall'odio.
Il rapporto tra Hiccup e Sdentato (il drago che si vede nella locandina) è lento e complesso, basato sulla fiducia reciproca. Personalmente mi è piaciuta tantissimo la scena del primo contatto fisico tra i due, che rappresenta in pieno questo aspetto. Come già è intuibile anche dalla locandina, questo rapporto è destinato a crescere e divenire una vera e propria simbiosi, caratteristica che viene accentuata con lo svolgersi degli eventi: un po' per volontà e un po' per costrizione, i due saranno legati a vita. Il rispetto per ciò che è diverso è alla base della morale di questa storia, in cui vince chi riesce a superare l'ipocrisia, chi lotta per ciò che ritiene giusto e non per quello che è ritenuto giusto dagli altri. Dobbiamo imparare a pensare con la nostra testa, perché in ciò che il mondo ritiene orribile e spaventoso potrebbe celarsi qualcosa di meraviglioso.
Dragon Trainer è una fiaba per tutti, molto semplice e lineare nonostante ci siano dei colpi di scena sorprendenti. È emozionante e molto istruttivo... e poi diciamocelo, chi non vorrebbe imparare a cavalcare un drago? Questi draghi, tra l'altro, sono molto simili ad animali di compagnia: Sdentato ha delle espressioni e degli atteggiamenti che ricordano, a tratti, un gatto o un cane. Dimostra una spiccata intelligenza e un affetto totale per Hiccup: entrambi sono disposti a sacrificarsi l'uno per l'altro.
Per quanto riguarda l'aspetto stilistico, ancora una volta è stato fatto centro: i toni delle discussioni, gli atteggiamenti e i caratteri dei personaggi sono unici nel loro genere, in puro stile Dreamworks. Già con Kung Fu Panda abbiamo avuto modo di vedere uno spaccato di una civiltà "leggendaria", la Cina delle arti marziali, in cui i protagonisti vivevano e pensavano in un certo modo, secondo certe regole dettate dall'immaginario comune.
I vichinghi di Dragon Trainer, allo stesso modo, sono caratterizzati secondo degli schemi ben precisi, intorno ai quali vengono creati caratteri e atteggiamenti diversi ed originali, tali da non poter evitare di affezionarsi in maniera particolare a ciascun elemento del villaggio, al punto di sentirsi quasi parte di esso. 
Non potevo aspettarmi di meglio dalla Dreamworks, l'unica pecca di questo film è che dura troppo poco: avrei voluto conoscere meglio tutti i coprotagonisti e avrei voluto volare un altro po' insieme ad Hiccup e Sdentato... ma non posso che sperare in un seguito per questa pellicola a dir poco stupenda. 

giovedì 18 marzo 2010

Alice in Wonderland

Caratteristiche:
Titolo originale: Alice in Wonderland
Durata: 108 minuti
Regia: Tim Burton
Paese: USA
Genere: Fantasy/Drammatico
Disponibile in 3D e IMAX 3D

Alice in Wonderland è, come molti ben sanno, tratto dal libro omonimo di Lewis Carroll, del 1865 (anche se la stragrande maggioranza conosce la trasposizione della Disney). La trama del film si discosta leggermente da quella del libro, pur mantenendo le caratteristiche principali: Alice è una giovane donna a metà strada tra l'infanzia e l'età adulta, che sta vivendo la fase di transizione tra le due realtà. È una sognatrice dalle larghe vedute, una persona con una forte immaginazione. Riversa dubbi, difficoltà e pensieri di ogni tipo nei suoi sogni, dove ogni cosa è soggetta a regole bizzarre. Ogni personaggio del Paese delle Meraviglie rappresenta una persona che Alice conosce nel mondo reale, con i suoi pregi e i suoi difetti. Le differenze stilistiche di questa versione cinematografica risiedono principalmente nella sceneggiatura e nel messaggio che viene trasmesso.
Per quanto riguarda la sceneggiatura, come sempre nei film di Tim Burton, ci troviamo in un mondo buio, tendenzialmente gotico. I personaggi sono molto ben definiti, non si scostano più di tanto da come abbiamo avuto modo di conoscerli attraverso altre fonti. Il messaggio è immutato: Alice cresce durante il suo viaggio finché non raggiunge la "giusta statura" e risolve i suoi problemi. La differenza con l'originale è nel modo in cui viene raggiunto l'obiettivo: in questa versione bisogna combattere, letteralmente. La battaglia non è più vista come una fase di transizione (la frase "siete solo carte", che conclude la storia originale e fa svegliare Alice, non esiste in questa versione) ma come effettiva conclusione.
Purtroppo le notizie buone finiscono qui.
Sinceramente mi sarei aspettato di più da questo titolo. Ho dovuto constatare che il trio (a tratti morboso ) Burton-Depp-Carter si è dovuto scontrare con qualcosa di un po' troppo "tradizionale" e l'effetto non è stato dei migliori. Un primo problema è insito nella loro persistenza sullo schermo, eccessiva e a volte insensata, che distoglie lo spettatore da Alice. Una tra tutte, la scena in cui Alice e il cappellaio si dirigono verso il castello della regina bianca... non ha realmente senso, se vogliamo escludere l'aggiunta di circa 2 minuti al minutaggio di Johnny Depp. Questa e altre piccole scene mi sono sembrate un tentativo di deragliare senza deragliare, come se l'intento fosse stato quello di realizzare qualcosa di completamente diverso, che però non avrebbe avuto più niente a che fare con Alice nel Paese delle Meraviglie. 
Un altro problema, concatenato al precedente, è legato alla consistenza della trama: molte cose vengono trattate con una certa superficialità, senza approfondire delle caratteristiche che, a mio avviso, avrebbero potuto avvicinare molto di più lo spettatore al tema e alla trama principale. Eliminando scene veramente inutili si sarebbe potuto sviluppare maggiormente degli aspetti interessanti. Nulla da ridire riguardo la recitazione, ormai più che collaudata, degli attori protagonisti. La mimica della regina bianca (Anne Hathaway) è molto dettagliata ed esplicativa, a tratti esilarante. Il cappellaio matto, il fante e perfino lo stregatto sono estremamente espressivi, al punto che a volte le parole sembrano solo il contorno di una scena già perfetta, come se l'intero film fosse un susseguirsi di dipinti ad olio.
In conclusione, Alice in Wonderland è una buona revisione di una fiaba sempre moderna, rivista in una chiave molto più concreta e dinamica, in cui la protagonista vive la propria crescita personale fino a maturare e divenire una persona completa sotto ogni aspetto. Da vedere assolutamente, con la consapevolezza di non essere davanti a un capolavoro come Edward mani di forbici o Sweeney Todd, ma di un titolo che comunque può essere goduto su più livelli, nello stile dei blockbuster targati Tim Burton.

mercoledì 3 febbraio 2010

Rec 2


Titolo originale: Rec 2
Paese: Spagna
Durata: 85 minuti
Genere: Horror
Anno: 2009

A circa 2 anni dall'uscita del primo episodio, ecco tornare sugli schermi gli "zombie" che al cinema sono stati fautori di paura e grossi mal di testa (i secondi dovuti al sobbalzare della telecamera). Questo episodio è ambientato esattamente a 15 minuti di distanza dalla fine del precedente. Come è facile intuire, quindi, vedremo le versioni "zombificate" di quasi tutti i protagonisti del primo film e verranno date tutte le dovute spiegazioni riguardo l'infezione. Tutto ruota praticamente intorno a questo argomento, ovvero riguardo al "perché" sia successo tutto quello che abbiamo visto nel primo film. Non mancano i classici colpi di scena imposti dal genere cinematografico, comprese alcune scelte stilistiche che risultano interessanti. È come se ci fosse un crescendo (per certi versi al contrario) nelle inquadrature e nella qualità delle immagini, che partono nitide, ben inquadrate e pervase di tecnologia per poi finire così come tutto era iniziato, con la qualità di una telecamera amatoriale. È come se questo graduale passaggio fosse legato al crescere della tensione e del senso opprimente di paura legato alla pellicola, il che lo rende un valore aggiunto (nonostante più si vada avanti più si balla e aumentano i mal di testa). Personalmente non preferisco i film in cui le inquadrature vengono realizzate in maniera "documentaristica amatoriale", in quanto le immagini finiscono per essere confusionarie e difficilmente si riesce a seguire la trama del film mentre si cerca di mettere a fuoco quello che si vede. È sicuramente un modo che si è dimostrato vincente in più occasioni nel cinema horror (basti pensare al successo di The Blair Witch Project, 10 anni prima), in quanto fa sentire lo spettatore più partecipe: vedendo un'immagine scomposta, con inquadrature e soggetti molto simili a quelli che vediamo ogni giorno, è facile immedesimarsi nei protagonisti ed immaginare noi stessi all'interno dell'intera vicenda.
L'ultimo film in stile "documentaristico amatoriale" che ho visto prima di Rec 2 è stato Il mistero di Lovecraft. Si tratta di una produzione completamente italiana ed è relativo ad un documento rinvenuto in Italia relativo ad un presunto soggiorno del famoso scrittore americano H. P. Lovecraft. Nonostante lo stile "documentaristico", però, in questo caso le inquadrature diventano confuse quando è giusto che lo siano e non finiamo per guardare un film che sembra girato sulle giostre. Vi consiglio vivamente di cercarlo e di guardarlo, rimarrete colpiti sicuramente.
Ritornando al film in esame, per tirarne un po' le conclusioni, c'è da dire che sono state introdotte delle migliorie a livello di storia e sceneggiatura rispetto al primo episodio (probabilmente dovute al suo successo), che rendono il prodotto più apprezzabile. È interessante seguire lo sviluppo della storia per capire cosa sia accaduto (nel primo episodio sembrava di assistere ad una carneficina senza né capo né coda). Mi è piaciuta anche l'idea delle telecamere sempre più economiche che vengono utilizzate, come a simboleggiare l'ascesa verso una paura primordiale, qualcosa che sarebbe stato difficile esprimere in altro modo. La storia, purtroppo, lascia un po' a desiderare. Le motivazioni, i comportamenti e i caratteri dei personaggi sono molto blandi, non c'è un vero e proprio protagonista (come accade spesso in questo genere di film, sempre con lo scopo di far immedesimare di più lo spettatore) e quei pochi che arrivano fino alla fine sono caratterizzati in maniera abbastanza sommaria. Non mi soffermo molto sugli attori per due motivi: il primo è che la maggior parte di loro non sono molto conosciuti, il secondo è che le loro facce si vedono sì e no per mezzo secondo ad ogni inquadratura. È difficile capire se stiano recitando bene o male o se non stiano recitando affatto. In conclusione, a mio avviso, è un film horror decente, per chi apprezza il genere. Non ci sono scene splatter o di estrema violenza, i toni in questo senso sono tenuti abbastanza bassi (personalmente la trovo una cosa positiva), la paura vera e propria viene trasmessa dalla situazione e dal susseguirsi degli avvenimenti. Sicuramente si poteva lavorare un po' di più sulla parte finale del film, che arriva in maniera molto  improvvisa e brutale, molto d'impatto ma finisce subito. Le porte sono rimaste aperte per una possibile terza parte della serie, in cui spero di sobbalzare di meno. 

domenica 24 gennaio 2010

Zombieland


Caratteristiche:
Titolo originale: Zombieland
Paese: USA
Durata: 88 minuti
Genere: Commedia / Horror
Anno: 2009

"Benvenuti a Zombieland" dovrebbe essere il titolo italiano per questa pellicola che troveremo nei cinema soltanto a partire dall'11 giugno 2010 (dal 2 ottobre 2009 in America).
Il tema trattato è già evidente dal titolo e di sicuro non svelo nulla dicendo che ci troviamo in una sorta di realtà parallela in cui i morti sono tornati a camminare sulla terra e sono affamati. In questa realtà si muoveranno i quattro personaggi principali del film (che vedete nella locandina), cercando di sopravvivere in un mondo ormai totalmente distrutto. È la fine del mondo, e le uniche cose che sembrano avere importanza sono quelle totalmente insignificanti. Il protagonista, Columbus (Jesse Eisenberg), è un ragazzo quasi normale con qualche piccola paranoia. Quelle che bastano per permettergli di sopravvivere, ovviamente, perché a quanto pare in un mondo alla rovina sopravvivono solo le persone più pazze. Per questo motivo vediamo comparire Tallahassee (Woody Harrelson, già visto in Sette Anime e, per chi ha avuto lo stomaco di vederlo, 2012). Tallahassee è tutto ciò che Columbus non è: pieno di iniziativa, è sicuro di sé ed è nato per uccidere zombie. Il suo unico tallone d'achille sono i twinkie, intorno ai quali ci sono diverse citazioni in tutto il film (famosi oltreoceano, noi li abbiamo sentiti nominare un paio di volte nei film della serie Ghostbusters). I due formerebbero già una coppia perfetta, anche troppo. È questo il motivo per cui il fato ha scelto per loro due compagne di viaggio: Wichita (Emma Stone) e Little Rock (Abigail Breslin). Le due sorelle hanno il ruolo fondamentale di destabilizzare il già precario equilibrio della compagnia e creare problemi. Non è necessario altro per questo genere di film: 4 protagonisti e una serie di comparse truccate a dovere.

Con L'alba dei morti dementi (Shawn of the Dead, 2004) avevo già il sentore di aver visto un film diverso dal solito. Fino a quel periodo, oltre a L'armata delle Tenebre (1992), c'era stato solo un susseguirsi di Scream, Scary Movie e via dicendo che non erano classificati come horror o comici, erano semplicemente demenziali. Il genere horror all'americana ha sempre avuto una vena di ironia intrinseca, basti pensare ai vari Nightmare, Venerdì 13 e tanti altri (personalmente ricordo il successo dei Racconti di Mezzanotte, con lo Zio Tibia che aveva ogni settimana una storia nuova da raccontare), con lo scopo di esorcizzare il pericolo e rendere il titolo godibile su più livelli. La storia dei film horror legati agli zombie è lunga e piena di titoli, al punto che spesso si parla di "zombie" riferendosi al genere del film, quindi un titolo come L'alba dei morti dementi o Zombieland non ha difficoltà ad inserirsi nella lista di film preferiti da un amante dell'horror ed è perfetto anche per chi di horror non ne vuol sapere proprio nulla. Il fatto che la produzione sia americana è evidente: il film è pieno di riferimenti alla cultura, ai luoghi (i nomi dei protagonisti sono di città americane) e alle abitudini targate USA, lasciando a volte lo spettatore straniero un po' perplesso o comunque rendendo meno immediato l'effetto delle battute (speriamo che l'adattamento in lingua italiana preveda di appianare queste differenze). La caratterizzazione dei personaggi è interessante e dinamica e non mancano colpi di scena a volte tali da stravolgere il senso di tutto ciò che i protagonisti fanno, nonostante il mondo sia sull'orlo della distruzione, senza mai lasciare un'idea chiara di dove si andrà a finire. Il tutto è poi condito da un umorismo sempre presente che non scade mai nella volgarità eccessiva. 88 minuti ben spesi.

giovedì 21 gennaio 2010

Avatar


Caratteristiche:
Titolo originale: Avatar
Durata: 166 minuti
Regia: James Cameron
Paese: USA
Genere: Fantascienza/Drammatico
Disponibile in 3D e IMAX 3D

La parola "Avatar" viene dal sanscrito (avatara in sanscrito vuol dire "discesa"), letteralmente rappresenta la "discesa" di una divinità all'interno di un corpo mortale. Nella letteratura di carattere religioso ci sono moltissime applicazioni di questo concetto (basti pensare a HorusZeus e ovviamente Gesù). Negli ultimi anni il concetto si è esteso al mondo videoludico, dove con la parola "avatar" si intende una rappresentazione "digitale" di un giocatore reale. In particolare, con l'avvento di giochi noti come MMO (Massive Multiplayer Online), tra cui sicuramente il più famoso è World of Warcraft, questo concetto è diventato parte integrante del linguaggio comune dei giocatori.
Il 15 Gennaio 2010 è arrivato nei cinema italiani il film che ha come nome proprio questo: Avatar.
Il concept del film è relativo proprio alla definizione della parola: ci troviamo in un mondo in cui la tecnologia è in grado di creare dei corpi "vuoti" in cui è possibile inserire la coscienza di un essere umano. Questi corpi sono molto simili, concettualmente, all'idea di avatar relativa agli MMO, con la differenza che questi non scompaiono quando il player (il "pilota", per così dire) vive la sua vita.
La storia che ci viene raccontata è quella di un ex-marine, Jake Sully (interpretato da Sam Worthington, nella foto a sinistra), che viene selezionato per il "progetto Avatar". Il suo compito sarà quello di calarsi nei panni (per essere più precisi nel corpo) di un esemplare di una specie aliena nativa del pianeta Pandora. Il suo scopo è quello di integrarsi nella comunità aliena del pianeta, in modo da svolgere attività diplomatiche. Gli esseri umani sono nettamente i "conquistatori", quelli che prendono ogni cosa con prepotenza, senza tener conto delle conseguenze delle proprie azioni. La divisione tra buoni e cattivi è dunque molto netta ed evidente: da un lato abbiamo i Na'vi (i nativi di Pandora), interessati soltanto al rispetto del loro pianeta e delle tradizioni; dall'altro lato ci sono gli umani, boriosi e avidi, giunti sul pianeta spinti esclusivamente da motivi economici. Lo scontro è prevedibile quanto inevitabile.

Il film è stato diretto da James Cameron, già noto per titoli quali Aliens, True Lies e, ovviamente, Titanic. Passerà alla storia per essere stato il primo film girato completamente con apparecchiature sofisticate in grado di imprimere sulla pellicola immagini stereoscopiche (ovvero è stato il primo film ad essere girato "in 3D"). Un'altra caratteristica tecnica consiste nel fatto che i Na'vi sono stati creati utilizzando tecniche di motion capture tali da permettere di "intrappolare" nelle versioni digitali degli attori anche i dettagli più piccoli e all'apparenza insignificanti. Il risultato è evidente fin dai primi minuti del film, soprattutto ogni volta che incrociamo lo sguardo di Neytiri (interpretata dalla bellissima Zoe Saldana, nella foto qui a destra, vista di recente in Star Trek).
Il film ha già vinto i premi del Golden Globe come miglior film drammatico e miglior regia ed è già al secondo posto tra i film che hanno realizzato il maggior numero di incassi nella storia del cinema, che va quindi ad aggiungersi ancora al successo di James Cameron (al primo posto c'è Titanic).

Cosa si può dire di negativo di questa pellicola che sembra aver stravolto l'immaginario collettivo?
Probabilmente l'aspetto negativo del film può essere riassunto in due aspetti: la "superficialità" di alcuni personaggi, in particolare il colonnello Miles Qaritch (interpretato da Stephen Lang), stereotipato al massimo come il marine "senza cervello" che sa fare solo una cosa nella vita: distruggere. Personalmente mi sarebbe piaciuto anche vedere una Sigourney Weaver più caratterizzata nel ruolo della dottoressa Grace Augustine, ma questa è un'opinione del tutto personale, in quanto sostenitore dell'attrice fin dal primo Alien. Praticamente i soli personaggi che crescono durante il film, cambiano e letteralmente vivono sono i due protagonisti. Il resto del gruppo rimane fermo nella propria posizione iniziale, come dei pilastri intorno a cui ruotano gli eventi.
L'altro punto a sfavore è in realtà una cosa che già si sapeva quando fu presentata l'idea del film, ovvero che la storia ha un'anima caratterizzata da un cliché vecchio di almeno ventisei anni, quando nel 1984 uscì Dune sul grande schermo. Lo stesso tema venne poi trattato nel 1992 con L'ultimo dei Mohicani e più di recente nel 2003 con L'ultimo samurai ed altri titoli meno famosi ma altrettanto intensi (ricordo ad esempio La principessa Mononoke, di Miyazaki). Anche con Avatar ci troviamo a vedere scontrarsi due civiltà, una delle quali insegue il progresso e la ricchezza materiale (divenendo quindi corrotta e crudele) mentre l'altra rimane legata alle tradizioni e alla natura (rimanendo equilibrata nelle sue fondamenta). Anche questa, quindi, è la storia di una persona che appartiene alla fazione dei "cattivi" e rimane affascinato dai "buoni" al punto da desiderare di diventare uno di loro. Nulla di nuovo da questo punto di vista.
Avatar rimane tuttavia un film molto interessante sotto molti aspetti. La storia ha dei ritmi serrati, che tengono lo spettatore attaccato allo schermo per tutti i 166 minuti della pellicola senza mai stancare. Personalmente non mi è mai capitato prima d'ora di riuscire a non distrarmi per così tanto tempo. I due protagonisti (Jake Sully e Neytiri) sono ben caratterizzati e profondi. L'evolversi del loro legame è qualcosa che non può non fare breccia anche nei cuori più duri, rappresentando la quintessenza delle relazioni amorose. I personaggi secondari, sebbene fermi nelle loro caratteristiche emotive, sono carismatici e coinvolgenti e contribuiscono a realizzare quel mix emotivo che rende questa pellicola un must see. Da vedere assolutamente.