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mercoledì 14 aprile 2010

Hevisaurus

Vi ricordate il cartone animato Ti voglio bene Denver? In particolare nell'episodio 8 della prima serie, Denver star del cinema, vediamo il nostro amico verde impugnare una chitarra all'interno di un centro commerciale e intonare la sua canzone, attirando l'attenzione di tutti. È una scena che si ripete spesso e che evidentemente ha colpito i cinque membri di questa band finlandese: gli Hevisaurus. Non ci è dato sapere chi si nasconde dietro le maschere dei cinque dinosauri, sappiamo soltanto che al progetto collaborano dei nomi molto famosi nell'heavy metal "fiordico", tra cui: Mirka Rantanen (Thunderstone), Jens Johansson (Dio, Yngwie J. Malmsteen, Stratovarius), Henrik Klingenberg (Sonata Arctica), Mikko Kosonen (Maija Vilkkumaa), Nino Laurenne (Thunderstone) e Mikko Salovaara (Kiuas). 
L'idea di fondo è semplice: fare in modo che anche i bambini possano avvicinarsi all'heavy metal in maniera guidata, attraverso testi adatti ad un pargolo, a partire dai contenuti. Nelle loro canzoni si discute dei compiti a casa, degli amici e, perché no, dei peluches. 
Come dicevo prima, non è stata ancora rilasciata la lineup attuale della band, di cui però conosciamo i nomi in versione "dinosauro": abbiamo il cantante Herra Hevisaurus, Milli Pilli alla tastiera, Komppi Moppi alla batteria, Riffi Raffi (ovviamente) alla chitarra e Muffi Puffi al basso. Il gruppo si presenta nella sua canzone Jee, Hevisaurus ("Yeah, Hevisaurus"), presente nel loro primo (ed attualmente unico) album, Jurahevin kuninkaat ("I re di Jurahevin"), contenente quattordici splendide tracce. Gli Hevisaurus sono stati una bella scoperta, che un amico mi ha fatto fare un po' per caso qualche giorno fa. Fanno parte di quel genere musicale e quel tipo di show che in Italia non abbiamo facilmente modo di vedere, e sono anche bravi. Quando ho visto il video di Viimeinen mammutti ("L'ultimo Mammut", lo trovate alla fine di questo post) mi sono reso conto che sono molto più bravi di quanto sembri in un primo momento, riescono a fare spettacolo vestiti da lucertole giganti... il che è sicuramente da apprezzare! Sicuramente il fatto che cantino in finlandese non aiuta a capire i testi, che spesso sono complicati anche per chi li capisce... però una volta trovato il modo di capire almeno il senso di quello che dicono, è facile immaginare il resto.
Un'idea simile a quella finlandese era stata già messa in atto nel 1985 negli Stati Uniti, in cui un gruppo di musicisti decise di darsi definitivamente al trash indossando abiti assurdi e fingendosi alieni giunti dallo spazio (precisamente dallo Scum Planet, "Pianeta Immondizia").  Nascono così i GWAR. Indubbiamente per un pubblico più maturo (ma anche più forte di stomaco), i GWAR hanno fatto un tipo di musica differente e molto più... non c'è un altro termine per definirla, escluso "trash". Personalmente preferisco di gran lunga gli Hevisaurus, sono molto più orecchiabili e decisamente più simpatici da vedere... 
Proprio a questo proposito vi lascio con Viimeinen Mammutti, una piacevole sorpresa per orecchie non troppo scettiche...

sabato 10 aprile 2010

Autumn

Come già annunciato nel mio ultimo post, oggi vi parlerò di Heather Findlay e, in particolare, del gruppo in cui occupava, fino a poco tempo fa, il ruolo di cantante. Ha collaborato con i Blackmore's Night (di cui vi parlerò prossimamente) e con Arjen Lucassen per l'album The Human Equation. Dopo l'ultimo tour dei Mostly Autumn, avvenuto nel 2009, ha iniziato una carriera da solista. 
I Mostly Autumn sono una band inglese. Il loro genere è rock progressive, anche se spesso si lasciano andare e ci regalano dei momenti di splendida tranquillità e delicatezza.
Chi di voi mi conosce sa bene che quando ascolto una canzone la voce ricopre un ruolo fondamentale: come per tutti gli strumenti musicali, non esistono due voci perfettamente uguali. Quando ascolto una voce che mi piace per qualche motivo (vedi Candia Ridley o Sharon den Adel, di cui prima o poi vi parlerò...) non posso non soffermarmi e lasciare che le parole vengano sussurrate direttamente al mio cuore, come poesie.
Tornando a noi, i Mostly Autumn nacquero nel 1998 e da allora hanno avuto una carriera molto prolifera che conta ben 18 album. Il loro sound, come dicevo prima, tende ad essere molto tranquillo, pacato, rilassante. Spesso le loro canzoni somigliano a quelle che potreste sentire alla chiusura di una festa di paese, quando la maggior parte della gente si sente troppo rintronata e tutto ciò che vuole è rilassarsi. Non pensate male, la gente di cui sopra non è troppo ubriaca per rendersi conto della scarsa qualità della musica... vogliono veramente solo rilassarsi dopo una giornata estenuante.
Proprio a questo proposito vi parlerò dell'album la cui copertina apre questo post: Glass Shadows. Pubblicato nel 2008, ci presenta la band all'apice del suo successo con Findlay al comando, che duetta con un altrettanto bravo Bryan Josh. Le due voci, miste alla melodia di fondo, che tende spesso ad atmosfere mistiche, con chiare influenze celtiche, rendono quest'album un vero capolavoro. L'album si apre con Fireside e The Second Hand, canzoni con ritmi lenti e cadenza definita, sembrano voler in qualche modo ipnotizzare l'ascoltatore con frasi sussurrate e ripetute. Arriva poi Flowers for Guns (di cui trovate una versione live alla fine del post), che alza lievemente il tono della musica, la rende più onirica e delicata, più intrigante. La splendida voce di Heather poi ci accompagna in Unoriginal Sin e Paper Angels, dove l'ambiente sembra diventare quello di un bar anni '20, con la cantante sul palco che ci guarda con lo sguardo di chi sa farti innamorare solo con il pensiero. Tearing at the Faerytale, invece, torna su un'atmosfera più ipnotica, pacata e tranquilla grazie alla voce di Josh. Above the Blue è praticamente la ninnananna che tutti vorremmo sentirci sussurrare nell'orecchio prima di andare a dormire, mentre Glass Shadows (da cui prende il nome l'album) ricalca maggiormente lo stile rock-progressivo a cui appartiene la band. La voce di Josh qui è graffiante, profonda. L'album poi si chiude con Until the Story Ends e A Different Sky, in cui rientra l'influenza celtica di cui vi parlavo prima, sembra quasi di stare all'aperto, con la band che suona su una collina del Galles.
Personalmente devo ringraziare ancora una volta Arjen Lucassen (sì, è proprio questo che vedete qui a sinistra), che mi ha fatto conoscere Heather e che mi ha portato quindi a conoscere anche i Mostly Autumn, che altrimenti sarebbero rimasti in un piccolo angolo buio per chi, come me, vive in un paese in cui questo tipo di musica non ha un grande pubblico e quindi non passa mai attraverso i circuiti musicali più "popolati", come radio o televisione. Ringraziamo dunque la grande ragnatela mondiale che riesce a farci scoprire piccole e grandi cose, a volte tremende ma sempre e comunque interessanti ed istruttive.
Anche per oggi ho finito, non vi rimane altro da fare, se volete, che ascoltare Flowers for Guns, dei Mostly Autumn, e vedere se riesce ad allietare un po' la vostra giornata.
Ah, prima che mi dimentichi... ma qualcuno ha idea di che fine abbia fatto Jerc? Ha montato tutto ma non lo vedo in giro... è sempre troppo impegnato!

venerdì 9 aprile 2010

Passion

Visto che ormai ci siamo lanciati, direi che è il momento di parlare anche un po' di musica!

Ah già, ormai avrete notato la presenza di Jerc su questo blog. È ancora indaffarato a spostare le sue cose, sta riempendo questo piccolo spazio virtuale con le sue perle di saggezza e un po' di follia che, diciamoci la verità, non guasta mai. Spero solo che non decida di parcheggiare qui anche la sua macchina, altrimenti dovrò imparare a scrivere sulla tastiera con i gomiti!
Tornando a noi, e soprattutto alla fanciulla qui a sinistra, oggi vi parlo di questo gruppo che ho avuto modo di scoprire un po' di tempo fa.

Gli Stream of Passion sono un gruppo messicano dedito al Progressive Rock, vantano una voce angelica e un discreto assortimento musicale. A prima vista, niente di eccezionale. La loro musica è molto rilassante, piacevole da ascoltare. Il loro stile mi ricorda gruppi come i Within Temptation, Xandria e Slipping Tongue. Probabilmente sono gruppi che non avrete mai nemmeno sentito nominare, ma sono fiducioso del fatto che i più zelanti tra voi si informeranno su di loro.
Tornando agli Stream of Passion, il gruppo nasce nel 2005, debuttando con l'album Embrace of the Storm (la cui copertina è proprio questa foto qui in alto). Nel corso degli anni hanno avuto un discreto successo, che li ha portati, nel 2006, al rilascio del singolo Out in the real world e dell'album live Live in real world; nel 2009 hanno infine pubblicato The flame within, con cui si confermano stabili nella loro musica rilassata e priva di pretese eccessive. Riescono a trasmettere forti emozioni, e questo è tutto ciò che chiediamo alla buona musica.
Ovviamente questo successo non è stato improvviso e subitaneo, anzi la fortuna ha giocato un ruolo molto importante.
Nel 2004, infatti, Arjen Lucassen (nome poco conosciuto ai più, me ne rendo conto) stava preparando un progetto molto interessante, The Human Equation. Niente di nuovo, avevamo già visto qualcosa di molto simile con i Dream Theater e il loro Metropolis pt 2: scenes from a memory. The Human Equation è la storia di un uomo che ha subito un incidente stradale ed è caduto in coma. Durante il sonno le sue emozioni diventano reali e concrete, si mescolano alle persone importanti della sua vita, acquistano una voce e combattono verbalmente tra loro. Un capolavoro, soprattutto considerando di chi sono queste voci. Non vi faccio l'elenco completo (lo trovate comunque leggendo la pagina dell'album su iTunes), al momento ci basta sapere che la voce della moglie del protagonista è di Marcela Bovio, scoperta per caso dallo stesso Lucassen durante il "casting" per il suo album nel progetto Ayreon (vi darò anche un altro nome di cui parlerò la prossima volta: Heater Findlay). Marcela interpreta la moglie del protagonista, Heater è la voce dell'amore.
Personalmente è lì che ho conosciuto Marcela (sembra quasi che stia parlando di una mia amica....), mentre duettava con James LaBrie (il protagonista della torbida storia comatosa) e mi ha colpito la sua voce pulita, limpida, priva di imperfezioni ed impeccabile. Spicca tra le altre più famose che la circondano, sebbene il suo ruolo sia alquanto marginale, riempendo l'aria di un'armonia unica. Nel gruppo a cui fa capo principalmente, gli Stream of Passion di cui volevo parlarvi oggi, è sicuramente lei a dare la direzione alla band, adattando la musica al suo strumento perfetto: la voce. Marcela, non contenta di questo dono, è anche una discreta violinista (gli archi che si sentono in alcune canzoni del gruppo, a volte, sono opera sua) e, giusto perché Madre Natura non si è accontentata di averle dato così poco, è anche attraente.
A questo punto direi che altre parole sarebbero superflue, la musica deve sempre e comunque parlare da sé. Godetevela.
Ah Jerc, una macchinetta del caffè non guasterebbe... se te ne avanza una...