mercoledì 8 maggio 2013
Dylan Dog - Vittima degli eventi
venerdì 19 agosto 2011
Restyle
venerdì 10 giugno 2011
Fierezza
Era quasi ironico. L’unica persona consapevole di cosa stava accadendo era un’anima innocente alle prese con la morte per la prima volta nella sua vita. La vita e la morte. Entità eterne, dal volto sfocato. Aleggiano sul mondo e, come amanti durante un amplesso, ciascuno da e riceve assecondando un desiderio condiviso.
Arthur portò la mano inconsciamente verso la tasca della giacca, quella dove teneva le cose importanti. Le sue mani sfiorarono un pezzo di carta su cui l’inchiostro aveva creato strane forme, rotonde e dure allo stesso tempo, cariche di rancore e tristezza. Le forme delineavano dei caratteri, anch’essi impregnati di sofferenza. I caratteri, per un attento osservatore, formavano parole apparentemente prive di senso, tuttavia comprensibili da chiunque. Le mani di Arthur sfiorarono tutto ciò che rimaneva al mondo di suo figlio: il suo nome scritto su un pezzo di carta. Le dita istintivamente repulsero il foglio come una fiama viva, urtando poi l’oggetto del desiderio inconscio. Arthur non credeva di avere ancora la forza necessaria per quel gesto, tuttavia si scoprì in grado di portare alla bocca la sua ultima sigaretta.
Poteva essere tranquillamente la scena di un film: il povero clochard seduto in maniera scomposta sul bordo della strada innevata, in un angolo buio della piazza più popolata della città, nella speranza che qualcuno gli elargisca un pezzo di pane. L’ironia della sorte voleva invece che lui fosse un uomo senza ruolo in quel quadro pittoresco. Non era neanche più consapevole della sua appartenenza al genere umano, tuttavia la sua somiglianza con i mammiferi che lo circondavano era impressionante, innegabilmente. Il suo respiro ormai non aveva più nulla di regolare, riusciva a stento a muovere la sua mano destra per farle seguire un movimento ancestrale, radicato nel profondo della sua anima.
Arthur iniziò a fumare all’età di dodici anni. La prima sigaretta, come spesso succede tra i giovani, venne consumata come parte di un rituale pagano, in cui i partecipanti dimostrano la propria appartenenza al branco attraverso gesti inutili ma pieni di significati profondi. Il rituale si ripeteva ogni giorno, di nascosto al mondo, nell’oscurità, dove il giovane Arthur poteva sentirsi importante, considerato, unico. Col tempo capì che non era questo il modo di dimostrare la propria essenza, tuttavia l’abitudine rimase. Aveva un cancro ai polmoni e forse ancora qualche mese di vita, ma si rese conto che non sarebbe morto in quel modo. Non più.
Il giovane Arthur capì ben presto che bisogna imparare subito a trasportare carichi emotivi grandi più di noi, forti più di noi. Quando suo padre morì, Arthur aveva sedici anni. Accadde in maniera talmente improvvisa che il ragazzo non capì mai fino in fondo cos’era successo. Nella settimana successiva al tragico evento, Arthur era convinto di aver visto suo padre aggirarsi per la casa, arrivò a credere che in realtà fosse semplicemente andato via di casa. Sua madre fu costretta a fargli toccare con mano la realtà, maledicendo Dio e il mondo. Arthur vide gli occhi del padre infossati e chiusi e pensava che stesse dormendo. Toccò la sua mano fredda e provò a stringerla nelle sue, cercando di trasmettergli un po’ del suo calore, almeno un po’, quanto bastava per farlo risvegliare. Suo padre era forte, lo era sempre stato. Aveva bisogno solo di un po’ di calore.
All’età di vent’anni, Arthur comprese l’amore. Non fino in fondo, non completamente, ma nella sua purezza era sicuro di averne spremuto l’essenza. Quando capì di aver frainteso tutto, Arthur imparò l’umiltà. Il suo cuore divenne sempre un po’ più duro, pensò anche di non essere più in grado di amare realmente.
Conobbe Maria all’età di ventisei anni. Visitò il capezzale del suo letto d’ospedale infinite volte, l’ultima all’età di trentanove anni. La vita avrebbe potuto essere perfetta. Una casa, una moglie, una famiglia ed una sigaretta sempre a portata di mano. La vita e la morte, invece, erano gelose di quell’amore così intenso e vollero insegnargli una lezione fondamentale: non provocare mai l’equilibrio che Dio ha scelto per l’uomo, non adagiarti su un letto di felicità. La malattia consumò Maria lentamente, giorno dopo giorno. Dopo la nascita di William si aggravò sempre più rapidamente fino a portarla via. William aveva dodici anni, la stessa età che aveva Arthur quando fumò la sua prima sigaretta.
Da quel giorno erano passati quattro anni. William era rimasto scosso dalla perdita della madre, da pochi mesi aveva deciso di andare a vivere da solo. Era scappato di casa solo un anno fa, eppure per Arthur era sembrata una vita. Aveva passato quell’ultimo anno cercandolo ovunque. Aveva chiesto ad amici, parenti, perfetti sconosciuti. Si era affidato alla polizia, investigatori privati e, di nuovo, a perfetti sconosciuti. Aveva abbandonato ogni speranza, eppure continuava a cercarlo. Aveva girato il mondo più volte, visitando città sempre diverse, appigliandosi anche soltanto ai sussurri del vento. Era arrivato in scozia soltanto due giorni fa. Aberdeen era particolarmente fredda, particolarmente buia. All’incrocio tra Lindsay Street e Golden Square, un uomo gli aveva dato quel foglio di carta con scritto un nome, un indirizzo, una speranza. William aveva cambiato nome in Andrew. Andrew era un ragazzo di sedici anni che viveva in un monolocale in affitto. Si pagava da vivere lavorando come garzone in una panetteria a due isolati da lì. Arthur non avrebbe potuto sentirsi più fiero di suo figlio. Pochi istanti dopo, venne a conoscenza del fatto che il giovanissimo Andrew era stato investito da un’automobile. L’autista era ubriaco.
William, o Andrew, aveva sedici anni quando morì. La stessa età di suo padre quando conobbe la morte per la prima volta nella sua vita.
Fu in quel momento che tutto divenne chiaro. Come suo padre prima di lui, Arthur si accasciò al suolo lentamente, mentre la vita scorreva via dal suo cuore. Come suo padre sapeva cosa stava accadendo, si rendeva conto di come sarebbe morto. Il suo cuore smise di battere mentre una bambina, di soli otto anni, scopriva per la prima volta la differenza tra la vita e la morte.
lunedì 18 aprile 2011
A game of Thrones
Tratto dall'omonimo libro, appartenente ad una serie di romanzi, di G. R. R. Martin "A game of Thrones" è ambientato in un vasto continente, attualmente sotto la guida di Re Robert Baratheon, dove sembrano regnare finalmente pace e prosperità.
Tuttavia ci sono molte insidie, leggende che prendono forma e paure radicate che serpeggiano tra gli animi del popolo e delle casate che governano le terre di Westeros.
Intrighi, complotti e prove di forza sono la base di partenza di un mondo fondamentalmente oscuro, cupo, dove non c'è spazio per l'onestà e la lealtà.
L'inverno è arrivato.
Stagione 1: ITA
A Game of Thrones - Ep. 1 - Winter is coming
A Game of Thrones - Ep. 2 - The Kingsroad
A Game of Thrones - Ep. 3 - Lord Snow
A Game of Thrones - Ep. 6 - A golden crown
A Game of Thrones - Ep. 7 - You win or you die
A Game of Thrones - Ep. 8 - The Pointy End
A Game of Thrones - Ep. 9 - Baelor
A Game of Thrones - Ep. 10 - Fire and Blood
Stagione 2: Sub ITA
A Game of Thrones - Ep.1 - The North Remembers
A Game of Thrones - Ep.2 - Beyond the Wall
A Game of Thrones - Ep.3 - What is Dead May Never Die
A Game of Thrones - Ep.4 - The Garden of Bones
A Game of Thrones - Ep.5 - The Ghost of Harrenal
A Game of Thrones - Ep.6 - The Old Gods and The New
A Game of Thrones - Ep.7 - A Man Without Honor
A Game of Thrones - Ep.8 - The Prince of Winterfell
A Game of Thrones - Ep.9 - Blackwater
A Game of Thrones - Ep.10 - Valar Morghulis
giovedì 3 marzo 2011
Sogni
domenica 7 novembre 2010
Jerch Presenta - The Walking Dead
Jerch Presenta!
The Walking Dead - Streaming dub Ita
Veniamo al punto; che cazzo ci fa un tizio vestito da sceriffo texano, su un cavallo, in mezzo a degli zombi?
Chiedetelo a Robert Kirkman e Tony Moore, rispettivamente lo scrittore e il disegnatore del fumetto “the Walking Dead”, del perchè hanno voluto piazzare il malcapitato Rick Grimes come guida di pochissimi sopravvissuti al disastrocreazombieuccidiumanità che fa da sfondo alla serie
Di più non oso e non posso dirvi, ma vi aggiornerò di settimana in settimana sui vari episodi che usciranno, intanto vi propongo l’episodio pilota, che causa di qualche furbone che non ha saputo tenere la pen-drive nei pantaloni, è apparso prima sul web e poi nella sua data ufficiale (fissata simpaticamente per la notte di ognissanti).
PRIMA SERIE
SECONDA SERIE
The Walking Dead 2×01 - (PutLocker)
The Walking Dead 2×02 - (PutLocker)
The Walking Dead 2×03 - (PutLocker)
The Walking Dead 2×04 - (PutLocker)
The Walking Dead 2×05 - (PutLocker)
The Walking Dead 2×06 - (PutLocker)
The Walking Dead 2×07 - (PutLocker)
The Walking Dead 2×08 - (PutLocker)
The Walking Dead 2×09 - (PutLocker)
The Walking Dead 2×10 -
The Walking Dead 2×11 - (PutLocker)
The Walking Dead 2×12 – (NowVideo)
The Walking Dead 2×13 – (NowVideo)
venerdì 5 novembre 2010
Lucca 2010
La giornata di sabato 30 è stata spettacolare, c'era addirittura il sole che faceva capolino in mezzo alle nuvole e al nubifragio che ha invaso il nord italia nei giorni successivi. Avevo intenzione di partecipare al contest di Luk For Fantasy relativo ai libri di Terry Brooks ma non è stato possibile per motivi logistici: c'era una marea di gente a fare il biglietto. Rassegnato, mi sono messo in coda insieme ai miei amici e per le 11 di mattina eravamo in giro per la splendida città di Lucca, attorniati da una miriade di persone accomunate dagli stessi nostri interessi. La prima foto scattata è stata in onore di quattro baldi giovani con un'idea geniale... che capiranno tutti quelli che, almeno una volta, hanno avuto modo di giocare a World of Warcraft. Il resto della giornata è stato un susseguirsi di persone che ho stimato nel profondo, a partire da quelli vestiti da Uomo Tigre (ebbene sì, solo maschera, pantaloni attillati e mantello... con 10°C) e altri ragazzi che hanno davvero dimostrato una grande attenzione per i dettagli nei loro costumi, come il Cyborg di Cyborg 009...
Il caso più eclatante e veramente ben organizzato è stato quello dei ragazzi del fan club ufficiale di Resident Evil. Hanno pensato bene di portare la Umbrella Corporation a Lucca e di ritagliarsi un'area di quarantena in cui hanno fare i loro esperimenti. Ovviamente avevano a disposizione le loro guardie personalizzate, che pattugliavano le strade di Lucca in cerca, probabilmente, di persone infette...
Tornando al tema di fine estate, ricordandoci che l'inverno sta arrivando, un gruppo di ragazzi ha reso onore alla celebre saga di George R. R. Martin. Da sinistra, il Mastino, Catelyn Stark, ser Brynden Tully e Cersei Lannister. I ragazzi meritano davvero una menzione speciale per la cura dei dettagli e delle caratteristiche (anche fisiche) che sono proprie dei personaggi che hanno interpretato. Una bella sorpresa per chi, come me, è rimasto rapito dai Sette Regni.
Tornando ai celebri ospiti che quest'anno sono passati per le strade di Lucca, il pomeriggio di sabato siamo passati a trovare il buon vecchio Terry, che teneva una sessione di domande nel padiglione dell'area Games. Ho apprezzato l'intera intervista sia in quanto lettore appassionato dei romanzi di Brooks sia per lo spirito allegro di quest'uomo, che ha risposto alle domande che gli sono state poste con professionalità e soprattutto grande umorismo. Grazie Terry.







giovedì 16 settembre 2010
Estate che va
Le novità che vedrete di qui a poco saranno tante e interessanti... io non ho smesso di scrivere, sebbene finora sono poche le cose che ho già pensato di pubblicare. Il cinema non mi ha attirato moltissimo in questo periodo, ma ho visto un paio di cose interessanti per i prossimi mesi. Stiamo sempre seguendo la serie di How I Met Your Mother, e dedicheremo uno spazio alla prossima serie HBO che speriamo abbia un enorme successo. L'unica cosa da dire a questo punto è...
mercoledì 2 giugno 2010
Capitan America News - Costume First Look
lunedì 10 maggio 2010
Cella 211 - Celda 211
Spagna, Juan Oliver si presenta con un giorno di anticipo a lavoro come nuovo secondino di un carcere, per farsi un'idea di cosa gli aspetta. Durante la visita, viene colpito alla testa da un pezzo di intonaco che cade dal soffitto e le guardie che sono con lui lo distendono per un attimo nell'unica cella libera del braccio più violento, la 211 appunto. Proprio in quel momento però un detenuto del carcere, il carismatico Malamadre, fa scoppiare una rivolta e il povero Juan, una volta ripresi i sensi, si ritrova a escogitare ogni sorta di espediente per far credere di essere un detenuto.
Il regista Daniel Monzòn (errata corrige) riesce a tenere un ritmo terribilmente serrato per tutta la durata del film; non ci sono attimi di pausa, perfino le scene in cui si racconta della normale vita di Juan, quella con una moglie incinta al sesto mese, la tensione è alta. Tensione che non si assopisce perchè quelle scene non fanno altro che dare uno scopo alla de-evoluzione di una persona "per bene" o "buona", che fa di tutto per riabbracciare i suoi cari e uscire vivo da una situazione infernale.
Le trovate di Juan sono incredibilmente furbe e ciniche, quasi come se svenendo e risvegliandosi nella cella 211 avesse assorbito in un niente tutta la crudeltà di quel luogo, come se fosse diventato senza accorgersene uno dei criminali che aveva accettato di sorvegliare. Evidente quindi, la critica del regista al sistema carcerario Spagnolo (spulciato per bene dall'ONU prima di accettare la Spagna nell'unione), capace di rendere qualsiasi uomo una bestia.
ps: una menzione speciale anche a quelle bestie sedute qualche fila dietro di me all'Happy Maxicinema di Afragola, veramente di un'intelligenza sovraumana. Spero griderete come avete gridato durante il film anche nel momento della vostra morte.
giovedì 6 maggio 2010
L'Anima della Terra - Parte IV (Le Storie Infinite - Parte VII e VIII)
"I medici mi hanno detto che volevate parlarmi…", disse, con un tono di voce volutamente basso.
"E’ così infatti.", ribatté Arthur, mantenendo a sua volta un tono di voce calmo e deciso.
"Dunque, eccomi qui!", sorrise lei. Era ancora scossa dall’incontro con suo padre la notte precedente, ma aveva paura di essere giudicata pazza da quell’uomo. E la cosa la turbava.
Arthur sorrise a sua volta e riprese a parlare:
"Probabilmente avrai pensato che volessero farti delle domande su quanto accaduto quando ci siamo incontrati…". Fece una breve pausa, cercando di carpire le sensazioni della ragazza. Lei annuì quasi inconsciamente. "Non è così". Arthur spostò lo sguardo dai profondi occhi castani della ragazza per guardare il tramonto dalla finestra. "Ti sembrerà strano, ma volevo solo sapere come stai". La sua voce assunse un tono più malinconico.
Anna rimase sorpresa, pensò in un primo momento che quella fosse solo una normale procedura di routine per spezzare la tensione che poteva esserci tra loro. Dovette però ammettere di trovarsi già perfettamente a proprio agio, e l’espressione dell’uomo le trasmise la stessa certezza. Voleva davvero sapere solo questo. Anna arrossì lievemente, si sentiva colpevole di quello che aveva pensato. Rispose frettolosamente, sperando che lui non notasse il suo imbarazzo.
"Sto bene. I medici dicono che sarò libera di tornare a casa domani". “Ma tu non hai più una casa, Anna”, pensò lei. Si sentì stupida per quello che aveva appena detto.
"Bene, ne sono lieto". Arthur si sentì più rilassato, posò i fogli che stava leggendo sul comodino a fianco al letto e riprese a parlare. "Probabilmente nei prossimi giorni molti dei miei colleghi ti riempiranno di domande riguardo quello che è successo. Sono sicuro che tu sia giunta alla mia stessa conclusione, cioè che nessuno crederà mai alla verità". Fece una pausa. "Io stesso ho mentito al capitano, dicendo che la casa sembra essere crollata sulle sue fondamenta… una cosa poco credibile, ma non sono riuscito a trovare niente di meglio… semmai dovessero chiedertelo, conferma questa teoria, eviterai molti problemi in questo modo". Arthur sorrise lievemente. "Per il resto, quando lo vorrai, puoi parlare sempre con me liberamente di quanto è accaduto. No, nessuno dei due è impazzito. Le mie ferite ne sono la prova evidente". Anna guardò per la prima volta le condizioni dell’uomo. Oltre a quelle che lei aveva provveduto a cauterizzare, come le aveva insegnato sua madre, sembrava che l’uomo avesse qualche costola rotta. Anna guardò istintivamente il suo corpo. Completamente intatto. Solo un paio di graffi ed un cerotto. Si sentì in colpa, ma non ebbe modo di soffermarsi su questo poiché l’uomo stava parlando nuovamente.
"Ho saputo che hai incontrato tuo padre. Sono felice di sapere che hai qualcuno in questo momento". Sorrise. I loro sguardi si incrociarono nuovamente. Anna avrebbe voluto ribattere, facendogli notare come suo padre non avesse alcuna intenzione di aiutarla, come l’unica sua preoccupazione era di mandare sua figlia all’estero in modo da togliersela dalle scatole. Ma sentiva che tali affermazioni avrebbero causato ulteriore tristezza nell’uomo che aveva di fronte.
"Certo, è una grande fortuna", disse lei. Arthur colse un sottile velo di ironia in quella frase, ma lasciò correre. Prese uno dei fogli di carta bianchi che aveva sulla scrivania, impugnò la penna e scrisse qualcosa. Strappò il foglio e lo porse alla ragazza.
"Nel caso tu abbia bisogno anche solo di parlare un po’…". Anna era confusa, prese il pezzo di carta e lesse: “Arthur Wils. Allora è questo il suo nome”. Guardò di nuovo l’uomo e sorrise. "E’ bello sapere di non essere completamente impazzita… non ancora, almeno. Ho molte cose da chiedere riguardo l’altra notte… ma non me la sento di farlo ora… mi dispiace".
Arthur sorrise a sua volta. "Non preoccuparti di quanto è successo… scoprirò cosa è accaduto realmente, non permetterò che accada nuovamente qualcosa di simile…". Il suo sguardo si spostò verso la pistola, chiusa accuratamente nel suo fodero. Anna lo seguì con lo sguardo e trasalì, ripensando al tocco freddo dell’arma, al dolore che provava, alla follia che premeva contro le fragili mura della sua mente. Si voltò di scatto.
"Adesso sarà meglio che vada", disse frettolosamente. Arthur la guardò, come se cercasse di leggerle nella mente.
"E’ tardi, un po’ di sonno non farà male… ad entrambi". La ragazza intanto era già arrivata alla porta. Quando la aprì fu pervasa da un incessante senso di colpa. Si voltò indietro. Arthur sembrava piccolo e indifeso in quel letto. Ricordava come avesse cercato di proteggerla, mettendo a rischio la propria vita. Lo guardò per qualche secondo.
"Grazie". Sorrise. Non riusciva a dire altro. Lasciò che la porta si chiudesse dietro di lei e si incamminò lentamente verso la sua stanza.
Arthur guardò la porta chiudersi e si domandò cosa avrebbe fatto la ragazza adesso. Probabilmente l’avrebbe rivista solo in seguito a sviluppi nell’indagine che potessero interessarle, ma era rimasto sollevato dal vederla in salute. Il vuoto dei suoi occhi era sparito, ora sostituito da una, seppur flebile, speranza. Era tutto ciò che Arthur avesse mai sperato di trovare in lei in questo incontro. Riprese i suoi fascicoli, tornò ad analizzare i rapporti per trovare qualche punto in comune, qualche indizio per iniziare le proprie ricerche.
Anna rientrò nella propria stanza, facendo attenzione a non fare rumore per non svegliare gli altri pazienti. Si infilò nel letto e guardò la notte buia sopra di lei. Ripose il pezzo di carta che le aveva dato l’uomo in un cassetto e ripensò, suo malgrado, a quando si era resa conto di aver perso l’unica cosa veramente importante di tutta la sua vita. Pianse. Silenziosamente, consapevole di non poter tornare più indietro. Consapevole di dover accettare quanto accaduto. Consapevole, adesso, di essere completamente sola al mondo.
Nessuno dei due dormì quella notte, entrambi trascinati nel vortice delle rispettive sensazioni. La notte era più calda del solito, il cielo terso faceva presagire un sole caldo anche per il giorno successivo. Anna vide una stella cadente, ma non riuscì a pensare ad un desiderio realizzabile. Aveva in mente solo sua madre. Si rannicchiò su se stessa, come se cercasse di mantenere stretto a sé il suo corpo, come se avesse paura che potesse sfuggirle anche quello. Non vide l’astro, nero come la notte, cadere in mare aperto. Non sentì il rumore emesso dall’impatto, troppo distante.
La creatura aprì gli occhi. Erano neri, come la notte in cui aveva deciso di giungere su quella parte della Terra. Il suo corpo era ferito, bruciato e danneggiato in più punti. Sentiva il mondo pulsare intorno a lei, un’appendice indesiderata. Avrebbe avuto bisogno di qualche giorno per riprendere piena funzionalità. Avrebbe quindi avuto solo poche ore per portare a termine la sua missione. Non poteva fallire. Non era stupida, aveva a disposizione più del tempo necessario a preparare una trappola per catturare la sua preda. Sogghignando, le sue fauci aguzze come coltelli scintillarono nell’oscurità delle profondità marine in cui si trovava. L’eccessiva foga generata dal suo desiderio di portare a termine la propria missione fece sussultare la Terra stessa.
L’alba. La Terra compiva ancora una volta il suo ciclo millenario. Il sole illuminava la stanza in cui si trovava Anna. Non era riuscita a chiudere occhio durante la notte precedente. Poiché si rendeva conto di non riuscire a dormire, aveva deciso di prepararsi per lasciare l’ospedale il giorno stesso. Suo padre le aveva lasciato del denaro, tra i suoi effetti personali. Probabilmente ora si trovava in volo da qualche parte. Ripensando a lui, Anna si pentì di essersi comportata in una maniera così fredda. In fondo, suo padre aveva sempre dimostrato quel modo di reagire di fronte alle avversità. Era sempre stato l’unico della famiglia ad avere i piedi ben piantati a terra, ma questo non significava che non soffriva. Probabilmente nella situazione attuale le sue ferite erano ben più profonde e radicate. Si ripromise di chiamarlo, una volta trovata una sistemazione. Raccattò in fretta la piccola borsa con i vestiti che era riuscita a recuperare ed il resto dei suoi effetti personali. Il cannocchiale in miniatura che le era stato regalato dalla sua migliore amica, il portachiavi cui erano ancora attaccate delle chiavi ormai inutili e… Anna guardò attentamente la pietra nera sul fondo della scatola. L’aveva già vista da qualche parte, ma non riuscì a ricordare dove. Era nera come l’ebano, aveva degli splendidi riflessi violacei lungo la superficie ben levigata. Di sicuro si trattava di una pietra levigata, data la sua forma. Era un decaedro con tutte le estremità molto appuntite. Anna rigirò più volte la pietra tra le sue dita, domandandosi da dove fosse arrivata. Sembrava essere preziosa, ma non ci avrebbe giurato. Non ricordava di averla mai vista prima, ma le sembrava familiare al contempo. Lasciando un sottile strato di nebbia tra i suoi pensieri, Anna infilò rapidamente l’oggetto in una tasca e se ne dimenticò.
Alle 4:05 di oggi 27 Agosto si è verificata una forte scossa di terremoto che ha colpito la zona costiera del Paese. La magnitudo dell’evento è stata stimata pari a 6.5 Richter, un valore che comporta effetti fino all’VIII grado della scala Mercalli. L’epicentro è stato identificato ad una distanza di circa 200 km dal punto più vicino. La scossa è stata seguita da brevi repliche, la più forte delle quali è avvenuta alle 6:21 ed ha avuto magnitudo 3.9.
“Strano non aver sentito nulla qui”, pensò Arthur, spegnendo la radio. Disastri navali, mostri, terremoti… che la fine del mondo fosse vicina? Sembrava non esserci pace in quella piccola città negli ultimi giorni. Chissà a questo punto in che condizioni si trovava New York… o Roma… che le grandi città fossero già ridotte in cenere?
Sforzandosi di sorridere, mise da parte i suoi appunti ed iniziò a massaggiarsi le tempie, cosa che lo aiutava a riflettere. Certo, con un buon sigaro sarebbe stato tutto molto più facile.
Incidente marittimo, avvenuto poco più di una settimana fa. 15 morti, numero imprecisato di feriti. Morti a causa di un arresto cardiaco, successivamente dilaniati, come da artigli. Ritrovati frammenti metallici sui loro corpi, le analisi non avevano ancora dato risultati sulle leghe di cui tale metallo era composto, quindi non si poteva essere certi di cosa fosse realmente. Probabilmente frammenti dello scafo generati dall’esplosione. Esplosione di cui, però, non vi erano tracce evidenti. Sembrava piuttosto che qualcosa fosse entrato in collisione direttamente con la barca, trapassandola da parte a parte. Come se una lancia l’avesse trapassata. “Ma non sono state trovate tracce di lance in fondo al mare, Arthur…”, si disse ironico. I danni dello scafo facevano presupporre che le cause della caduta del ponte e dello scafo fossero coincidenti. Meglio così, un pensiero in meno. Si fermò a riflettere su ciò che aveva.
“Cosa può far morire 15 persone sul colpo, ferirne il doppio, abbattere una nave e non lasciare tracce?”. Istintivamente Arthur ripensò alla Creatura che voleva così ardentemente le sue costole. “Eppure di donne il mondo è pieno…”. Sicuramente c’era un legame tra le due cose, ma gli sfuggiva. Avrebbe compreso se le morti per infarto fossero una o due. Quella Creatura era brutta, d’accordo. Ma non al punto da far morire chiunque la vedesse. Guardò la pila interminabile di documenti piegata minacciosamente su di lui. “Forse è vero che l’inferno è generato dalle nostre più profonde paure… se è così allora sono morto anch’io…”. Almeno in quest’inferno la ragazza era salva. La Creatura sembrava essere interessata proprio a lei. Non le aveva fatto neanche un graffio. Forse il suo scopo era di rapirla, portarla in qualche altro luogo… e poi? Dov’era finita? Cercò di sforzarsi, di ricordare qualche dettaglio in più, ma le sue condizioni nel momento in cui la creatura spariva lo avevano completamente isolato dal mondo. Ricordò solo un fascio di luce, intenso. Nient’altro. Luce bianca, molto forte.
Riprese a sfogliare i fascicoli accumulati tutto intorno a lui. John Cooper. Pilota dell’Aviazione Militare. Interessante. Magari lui avrebbe potuto avere accesso a maggiori dettagli sulla faccenda. Era ora di fare due chiacchiere con il padre di Anna.
Arthur Guardò istintivamente le fasciature su tutto il suo corpo.
Beh, magari tra un paio di giorni…
Un rumore secco e ripetuto distolse la sua attenzione.
"Avanti" disse, e la porta si aprì.
Anna indossava un paio di jeans ed una T-shirt nera. I lunghi capelli corvini scendevano lungo le spalle, la sua espressione triste la caratterizzava come la luce di un faro in una notte di tempesta. Arthur si voltò verso di lei e le sorrise. Lei sorrise di rimando ed entrò nella stanza.
"Sto andando via, volevo passare a salutare". La sua voce era molto più tranquilla rispetto la sera prima. Arthur notò con piacere questo dettaglio.
"Mi fa piacere che tu possa uscire da questo mortorio. Ti invidio un po’ per questo", disse ironicamente lui.
Anna sorrise. Non era ancora riuscita a capire che tipo di persona fosse questo Arthur Wils… ma sembrava simpatico.
"Volevo anche ringraziarla per quello che ha fatto". I suoi occhi guardarono rapidamente il corpo acciaccato dell’uomo. "Se sono qui, lo devo solo a lei."
Arthur sorrise ancora una volta. "Un poliziotto ti avrebbe detto qualche baggianata del tipo “è il mio lavoro”… personalmente credo di aver fatto la cosa più giusta. Non importa quanto tempo ci vorrà per guarire. Se tu stai bene". I loro sguardi si incrociarono.
"Sto bene, davvero". Gli sorrise. "Volevo lasciarle questo, prima di andare via". Anna frugò in una delle sue tasche e ne estrasse un foglio di carta stropicciato su cui qualcuno aveva scritto con un pennarello sbiadito. Anna pose il foglio ad Arthur e si avviò verso la porta. "Grazie ancora di tutto, signor Wils…"
"Puoi chiamarmi Arthur, se vuoi"
Anna si voltò ancora verso di lui sorridendo, poi uscì rapidamente.
Arthur osservò più attentamente quel pezzo di carta che aveva tra le mani. “Anna Cooper. E questo è un numero di telefono.”. Rifletté per qualche istante, poi ripose il foglio stropicciato in una piccola agendina nera. “Meglio non pensarci ora. Almeno finché non sarò uscito da…”. Non riuscì a formulare il suo pensiero, poiché l’ennesimo infermiere irruppe molto confusamente nella stanza, borbottando qualcosa su farmaci dai nomi sconosciuti. “Meglio rimandare questi pensieri a momenti meno… occupati”, pensò.
La Creatura maledisse se stessa. Aveva rischiato di far scoprire la sua esistenza a dei volgari esseri umani. Non riusciva a trattenere il proprio potere, era frustrante. Capì come doveva essersi sentito il suo predecessore ed intuì la strada che l’aveva portato alla follia. Non sarebbe caduta nello stesso tranello. Le sue ferite si rigeneravano lentamente. Troppo lentamente. Era ansiosa di portare a termine il proprio compito, ansiosa di abbandonare quel posto. Doveva spostarsi, prima che la Terra la rigurgitasse. Il suo obiettivo diventava sempre più vicino. Poteva sentirne l’odore, poteva percepirne il movimento… ma non poteva raggiungerlo. Non ancora. Si sforzò di volgere altrove il suo pensiero, in modo da non incorrere nella follia. Ripensò al proprio pianeta, alle proprie origini, al proprio addestramento. Ripensò alla sua Signora. La stava osservando, in quel momento. Lo sapeva. Non l’avrebbe delusa. La Terra fremeva nuovamente, la Creatura si spostò ancora una volta. Accadeva con una frequenza sempre maggiore. Probabilmente la sua presenza era stata già rilevata. Maledisse ancora una volta la propria inettitudine e si spostò lentamente verso una roccia isolata sul fondo del mare. Non avrebbe fallito. Non poteva fallire.
martedì 4 maggio 2010
Capitan America News and Cap Cameo in The Incredible Hulk
A quanto pare si è deciso il megacattivone di "The First Avenger: Capitan America"
che non poteva essere altrimenti che "The Red Skull" o Teschio Rosso pe' noiartri: ufficiale nazista della seconda guerra mondiale, sfigurato da Teschio Rosso o con una maschera da tale è sempre lui, interpretato da?
Esatto, Hugo Weaving.
Ah, qui sotto vi posto un video da cecati (dai contenuti speciali del blu ray di Hulk) che qualcuno si è messo in testa di caricare su you tube, e vista che siamo in vena di easter eggs...:
Questo video invece è quello di sopra ma completo, e cioè l'inizio alternativo de L'Incredibile Hulk
Iron man 2 & Thor First Picture
Maledetti virus persiani.
Me l’hanno fatta anche stavolta sapete? I miei Spartani anticorpi si sono distratti un secondo a guardare il mio nuovo god of war III e vedi cosa succede…
Ad ogni modo forse avrete visto tutti che ultimamente nelle sale è uscito Iron Man 2.
La sera del mio nobile compleanno lo siamo andati a vedere in massa e devo dire che non ha deluso completamente le mie aspettative. Il primo capitolo, targato 2007, mi aveva entusiasmato, secondo me resta tutt’ora il miglior Marvel Movie mai prodotto: bella regia, effetti speciali esaltanti, ottima storia, ottimo cast; insomma, ottimo film.
Oltre al ben noto Tony Stark/Iron Man (Robert Downey Jr.) ritroviamo Virginia “Pepper” Potts (Gwyneth Paltrow) e il colonnello Jim Rhoodes/Per l’occasione anche War Machine (Don Cheadle, subentrato a Terrence Howard per motivi poco chiari a mio avviso). La storia si dipana qualche anno dopo la rivelazione del signor Stark di essere Iron Man e dei problemi che ovviamente ne seguono, nel presentare al mondo un’arma così potente, controllata da un solo uomo. Gli Stati Uniti ne rivendicano la proprietà e sotto il costante rifiuto di Tony, cercano di riprodurre la stessa tecnologia con il noto fabbricante di armi Justin Hammer (Sam Rockwell) ma, ovviamente, senza il minimo successo.
Si infila in questo bel girotondo anche il signor Ivan Vanko (Mickey Rourke), figlio di tale Anton Vanko, uno scienziato russo (ma no?) che aveva collaborato con il padre di Tony alla creazione del reattore ad arco (quello miniaturizzato è la cosa luminosa che Stark ha nel petto e lo tiene in vita, presente?) e che, tanto per cambiare, lo vuole fare fuori perché Howard Stark si è preso tutto il merito snobbando il caro vecchio paparino Vanko.
Come ciliegina sulla torta, il nucleo che Tony ha nel petto lo sta uccidendo. Tutto chiaro?
Come aggiunte al cast principale troviamo una Scarlet Joahnsson più in forma che mai per
entrare nel vestitino di Vedova Nera e un ormai integrante Samuel L. Jackson che interpreta Nick Fury, il direttore dello SHIELD; Fury e lo SHIELD hanno una parte abbastanza importante nell’intero film anche se sono in maniera evidente un trampolino di lancio per il futuro film dei Vendicatori.
Menzione anche per il colonnello Rhoodes che trasforma una delle armature di Stark in una vera e propria macchina da guerra, appunto il personaggio classico War Machine.
Tiriamo le somme? Sicuramente più sottotono del primo, un po’ più dispersivo ma è anche per la grande quantità di personaggi e di situazioni che si è deciso di affrontare. Alcune scene le avrei semplicemente ridotte a mio avviso ma se consideriamo il cast (Jackson, la Joahnsson, Paltrow, Downey Junior, Rourke, Rockwell) e i personaggi (Nick Fury, Iron Man, War Machine, Vedova Nera, Justin Hammer, Whiplash, I Vendicatori) direi che il nostro Fraveau se l’è cavata niente male, riuscendo a coordinare tutti per una storia che regge, trattandosi comunque di un SuperHero Movie, e con un peso sulle spalle come il progetto Vendicatori da non sottovalutare.
Qualche lato negativo? Beh a un certo punto ho visto veramente troppe armature.
Curiosità: la voce di Jarvis è di Paul Bettany
Qui sotto per i più affezionati e i più distratti vi posto i video delle scene post titoli di coda sia del primo:
Che del secondo:
E in anteprima il vostro Jerch vi dona anche la prima immagine del prossimo Marvel Movie Thor






