mercoledì 8 maggio 2013

Dylan Dog - Vittima degli eventi


In questa recensione parliamo un po' di Dylan Dog.

Non credo che il personaggio abbia bisogno di particolari presentazioni. In Italia, almeno, un po' tutti ci siamo trovati di fronte al personaggio ideato da Tiziano Sclavi. L'Indagatore dell'Incubo è "nato" nel 1986 e la sua vita è stata particolarmente longeva grazie all'estro dell'autore, che sa come tenere il lettore col fiato sospeso fino alla fine di ciascuna storia. Col passare degli anni si sono alternati anche altri autori, che hanno contribuito a mantenere elevata la qualità del fumetto e garantito ai lettori una continuità con quello che era il progetto originale di Sclavi.


Adesso ci sono due cose da dire, una buona e una cattiva. Parto dalla cattiva: di Dylan Dog esistono due adattamenti cinematografici. Purtroppo. La prima versione prende il nome di Dellamorte Dellamore, che fa già venire il mal di stomaco a qualsiasi grammar nazi. In realtà questo film vuole sfruttare le caratteristiche del personaggio di Dylan Dog, senza contestualizzarlo ma semplicemente prendendo tutto ciò che si capisce di lui. Dalla copertina degli albi. Sì, perché in effetti l'unica cosa che ricorda DD è la faccia di Rupert Everett nella locandina del film. L'Indagatore dell'Incubo è diventato il guardiano di un cimitero. Groucho ha messo su circa 200kg, non ha più bisogno degli occhiali e ha dimenticato come si parla. Londra diventa Buffalora, l'incubo e la paura arrivano con le facce putrefatte degli attori principali. Poi c'è Anna Falchi. Lei ha un ruolo molto particolare, sarebbe anche interessante da approfondire ma non viene fatto nel film, che vi lascia con il finale più enigmatico della storia del cinema, probabilmente dovuto al fatto che la trama era diventata talmente tanto incasinata che per trovare un finale sensato avrebbero dovuto fumare altra erba, che ormai l'avevano finita.

Ma per gli appassionati di questo fantastico personaggio la speranza di qualcosa di buono risorse nel 2010. È stato infatti l'anno d'uscita di un film dal titolo promettente: Dylan Dog - Il Film. A questo giro sono riusciti a replicare addirittura la camicia rossa e la pistola. La pistola... la battuta più promettente del film, purtroppo, riguarda proprio l'arma. Mi pare di ricordare che fosse una cosa del tipo "basta avere una pistola più grande".
La trama: siamo a New Orleans (giustamente) e Dylan Dog si è ritirato a vita privata insieme al suo assistente. Che non è Groucho, bensì Marcus. Quest'ultimo diventa uno zombie destinato a passare la vita alla ricerca di pezzi di ricambio, mentre il suo datore di lavoro va in giro alla ricerca di un mostro che, se non ricordo male, risulterà essere un vampiro o qualcosa del genere.
Ho pianto. Veramente tanto.
Cosa si deve fare per avere qualcosa di buono dal cinema, con un personaggio su cui ci sono innumerevoli racconti splendidi, di altissima qualità? E poi Groucho... è un personaggio talmente fantastico da non poter essere realizzato da nessuno sceneggiatore vivente?

Passiamo adesso alla notizia buona (finalmente!): siamo nel punto giusto e al momento giusto per dare una possibilità all'ormai depresso Dylan.
Un gruppo di ragazzi (e già qui tiro un sospiro di sollievo) ha deciso di intraprendere una missione. Vogliono ridare a questo personaggio ciò che merita: una storia degna, una dignità cinematografica e, soprattutto, Groucho. Prendete un bel caffè, sedetevi e dedicate un paio di minuti a questo video:



Fatto? Bene. Avrete capito che si tratta di un progetto interessante quanto ambizioso, e l'italiano medio raramente mette insieme queste due parole quando gli si chiede di contribuire.
Anch'io, se mi trovassi davanti a due perfetti sconosciuti che mi chiedono soldi, probabilmente passerei avanti alla prossima notizia. Per fortuna parliamo di persone che, negli anni, hanno già dimostrato una grandissima capacità nella realizzazione di prodotti pubblicati in rete. Claudio Di Biagio e Matteo Bruno in primis, li ho "conosciuti" (virtualmente parlando) in tempi remoti e non sospetti e li seguo da un po'. Sono dei ragazzi con grandi capacità espressive, soprattutto con una telecamera a disposizione. 

Prima di pensare acome contribuire per questo progetto, sicuramente vorrete sapere qualcosa di più su di loro. Potete ad esempio partire da Freaks!, una webseries che di recente ha visto la conclusione della seconda stagione.
Sul canale youtube di Matteo e di Claudio potrete trovare anche altri progetti minori e potrete farvi delle domande, come ad esempio "se avessero la possibilità di realizzare un film su Dylan Dog, come verrebbe?"
Considerate anche le altre persone che ci lavoreranno, come Luca Della Grotta e Leonardo Cruciano... e fate un po' di conti.
Il budget richiesto è destinato praticamente solo alla realizzazione del film, considerando che una parte verrà trattenuta dal sistema di crowdfunding (PayPal trattiene 0,35€ più il 3,4% sul totale versato). Aggiungete il costo dei macchinari, la prenotazione delle location, il pagamento per attori e via dicendo: questi ragazzi non metteranno in tasca nulla, se non la soddisfazione di aver ridato dignità a un pezzo di storia fumettistica italiana. Sono sicuro che, se ci pensate bene, a questo punto dovreste già avere l'inclinazione giusta per contribuire a questo progetto. Se non fosse ancora sufficiente, considerate che nel progetto di crowdfunding sono presenti anche diversi perks (ricompense) per chi contribuisce, che possono darvi accesso a materiale unico o addirittura la possibilità di partecipare attivamente alla stesura del film.
Che siate fan del buon vecchio DD o meno, quindi, sono convinto che dovreste prendere in considerazione l'idea di contribuire e di dare una mano per realizzare qualcosa di unico.

Il link per donare sul sito IndieGoGo è questo

Ah, prima che lo chiediate... perché non Kickstarter? Purtroppo nessuno di loro è residente in UK o negli USA, né (almeno credo) sia in possesso di un documento di riconoscimento rilasciato dalle autorità di questi due paesi, quindi Kickstarter (per quanto molto più frequentato e visibile) non era un'opzione fattibile.


Se volete entrare in contatto con il gruppo potete farlo su Facebook

Il traguardo da raggiungere, al momento in cui finisco di scrivere questo articolo, è ancora molto lontano. Sono sicuro tuttavia che avrete già aperto il link su IndieGoGo e siate in procinto di terminare l'operazione di pagamento, vero? Diamo fiducia a questi ragazzi per un progetto completamente italiano, su un personaggio completamente italiano e per un pubblico, si spera, internazionale!

venerdì 19 agosto 2011

Restyle

Effettuato un po' di restyle grafico, per agevolare la lettura dei contenuti. Che ne pensate?

venerdì 10 giugno 2011

Fierezza

Quando l’ultimo rintocco della campana segnò la fine della giornata e della vita, l’uomo si accasciò debolmente contro la parete imbrattata. La piazza era piena di persone che vi si riversavano dalle strade come branchi di leoni intorno alla preda. I suoi occhi si chiudevano lentamente, stanchi, offuscati. Una bambina si voltò verso di lui, uno sguardo pieno di domande. Poteva quasi leggerle nei suoi occhi azzurri, nelle gote rosse e i tratti indefiniti che caratterizzavano il suo volto. Cosa sta succedendo? Perché la vita scorre via dal corpo di quell’uomo?

Era quasi ironico. L’unica persona consapevole di cosa stava accadendo era un’anima innocente alle prese con la morte per la prima volta nella sua vita. La vita e la morte. Entità eterne, dal volto sfocato. Aleggiano sul mondo e, come amanti durante un amplesso, ciascuno da e riceve assecondando un desiderio condiviso.

Arthur portò la mano inconsciamente verso la tasca della giacca, quella dove teneva le cose importanti. Le sue mani sfiorarono un pezzo di carta su cui l’inchiostro aveva creato strane forme, rotonde e dure allo stesso tempo, cariche di rancore e tristezza. Le forme delineavano dei caratteri, anch’essi impregnati di sofferenza. I caratteri, per un attento osservatore, formavano parole apparentemente prive di senso, tuttavia comprensibili da chiunque. Le mani di Arthur sfiorarono tutto ciò che rimaneva al mondo di suo figlio: il suo nome scritto su un pezzo di carta. Le dita istintivamente repulsero il foglio come una fiama viva, urtando poi l’oggetto del desiderio inconscio. Arthur non credeva di avere ancora la forza necessaria per quel gesto, tuttavia si scoprì in grado di portare alla bocca la sua ultima sigaretta.

Poteva essere tranquillamente la scena di un film: il povero clochard seduto in maniera scomposta sul bordo della strada innevata, in un angolo buio della piazza più popolata della città, nella speranza che qualcuno gli elargisca un pezzo di pane. L’ironia della sorte voleva invece che lui fosse un uomo senza ruolo in quel quadro pittoresco. Non era neanche più consapevole della sua appartenenza al genere umano, tuttavia la sua somiglianza con i mammiferi che lo circondavano era impressionante, innegabilmente. Il suo respiro ormai non aveva più nulla di regolare, riusciva a stento a muovere la sua mano destra per farle seguire un movimento ancestrale, radicato nel profondo della sua anima.

Arthur iniziò a fumare all’età di dodici anni. La prima sigaretta, come spesso succede tra i giovani, venne consumata come parte di un rituale pagano, in cui i partecipanti dimostrano la propria appartenenza al branco attraverso gesti inutili ma pieni di significati profondi. Il rituale si ripeteva ogni giorno, di nascosto al mondo, nell’oscurità, dove il giovane Arthur poteva sentirsi importante, considerato, unico. Col tempo capì che non era questo il modo di dimostrare la propria essenza, tuttavia l’abitudine rimase. Aveva un cancro ai polmoni e forse ancora qualche mese di vita, ma si rese conto che non sarebbe morto in quel modo. Non più.

Il giovane Arthur capì ben presto che bisogna imparare subito a trasportare carichi emotivi grandi più di noi, forti più di noi. Quando suo padre morì, Arthur aveva sedici anni. Accadde in maniera talmente improvvisa che il ragazzo non capì mai fino in fondo cos’era successo. Nella settimana successiva al tragico evento, Arthur era convinto di aver visto suo padre aggirarsi per la casa, arrivò a credere che in realtà fosse semplicemente andato via di casa. Sua madre fu costretta a fargli toccare con mano la realtà, maledicendo Dio e il mondo. Arthur vide gli occhi del padre infossati e chiusi e pensava che stesse dormendo. Toccò la sua mano fredda e provò a stringerla nelle sue, cercando di trasmettergli un po’ del suo calore, almeno un po’, quanto bastava per farlo risvegliare. Suo padre era forte, lo era sempre stato. Aveva bisogno solo di un po’ di calore.

All’età di vent’anni, Arthur comprese l’amore. Non fino in fondo, non completamente, ma nella sua purezza era sicuro di averne spremuto l’essenza. Quando capì di aver frainteso tutto, Arthur imparò l’umiltà. Il suo cuore divenne sempre un po’ più duro, pensò anche di non essere più in grado di amare realmente.

Conobbe Maria all’età di ventisei anni. Visitò il capezzale del suo letto d’ospedale infinite volte, l’ultima all’età di trentanove anni. La vita avrebbe potuto essere perfetta. Una casa, una moglie, una famiglia ed una sigaretta sempre a portata di mano. La vita e la morte, invece, erano gelose di quell’amore così intenso e vollero insegnargli una lezione fondamentale: non provocare mai l’equilibrio che Dio ha scelto per l’uomo, non adagiarti su un letto di felicità. La malattia consumò Maria lentamente, giorno dopo giorno. Dopo la nascita di William si aggravò sempre più rapidamente fino a portarla via. William aveva dodici anni, la stessa età che aveva Arthur quando fumò la sua prima sigaretta.

Da quel giorno erano passati quattro anni. William era rimasto scosso dalla perdita della madre, da pochi mesi aveva deciso di andare a vivere da solo. Era scappato di casa solo un anno fa, eppure per Arthur era sembrata una vita. Aveva passato quell’ultimo anno cercandolo ovunque. Aveva chiesto ad amici, parenti, perfetti sconosciuti. Si era affidato alla polizia, investigatori privati e, di nuovo, a perfetti sconosciuti. Aveva abbandonato ogni speranza, eppure continuava a cercarlo. Aveva girato il mondo più volte, visitando città sempre diverse, appigliandosi anche soltanto ai sussurri del vento. Era arrivato in scozia soltanto due giorni fa. Aberdeen era particolarmente fredda, particolarmente buia. All’incrocio tra Lindsay Street e Golden Square, un uomo gli aveva dato quel foglio di carta con scritto un nome, un indirizzo, una speranza. William aveva cambiato nome in Andrew. Andrew era un ragazzo di sedici anni che viveva in un monolocale in affitto. Si pagava da vivere lavorando come garzone in una panetteria a due isolati da lì. Arthur non avrebbe potuto sentirsi più fiero di suo figlio. Pochi istanti dopo, venne a conoscenza del fatto che il giovanissimo Andrew era stato investito da un’automobile. L’autista era ubriaco.

William, o Andrew, aveva sedici anni quando morì. La stessa età di suo padre quando conobbe la morte per la prima volta nella sua vita.

Fu in quel momento che tutto divenne chiaro. Come suo padre prima di lui, Arthur si accasciò al suolo lentamente, mentre la vita scorreva via dal suo cuore. Come suo padre sapeva cosa stava accadendo, si rendeva conto di come sarebbe morto. Il suo cuore smise di battere mentre una bambina, di soli otto anni, scopriva per la prima volta la differenza tra la vita e la morte.

lunedì 18 aprile 2011

A game of Thrones

È arrivata ieri la nuova serie HBO che stavamo aspettando da... beh, noi da sempre... voi magari un po' meno, ma c'è sempre tempo e modo di fare nuove esperienze..

Tratto dall'omonimo libro, appartenente ad una serie di romanzi, di G. R. R. Martin "A game of Thrones" è ambientato in un vasto continente, attualmente sotto la guida di Re Robert Baratheon, dove sembrano regnare finalmente pace e prosperità.
Tuttavia ci sono molte insidie, leggende che prendono forma e paure radicate che serpeggiano tra gli animi del popolo e delle casate che governano le terre di Westeros.

Intrighi, complotti e prove di forza sono la base di partenza di un mondo fondamentalmente oscuro, cupo, dove non c'è spazio per l'onestà e la lealtà.

L'inverno è arrivato.

Stagione 1: ITA

A Game of Thrones - Ep. 1 - Winter is coming
A Game of Thrones - Ep. 2 - The Kingsroad
A Game of Thrones - Ep. 3 - Lord Snow

giovedì 3 marzo 2011

Sogni

Come si crea un sogno?
A volte mi trovo a pensare a cosa vorrei fare "da grande"... come se fossi ancora uno dei bambini sperduti. Si realizzeranno mai quei sogni immortali? Ormai fanno talmente parte di me che non so più com'era prima... e mi ritrovo a lasciarli cadere, inermi, su brandelli di materia periferica. Fermi lì, penzolanti, in attesa di essere raccolti. Forse, un giorno. Magari più in là... probabilmente mai. Il mio sogno è di riuscire a mettere su carta delle emozioni. Scrivere. Amo viaggiare con l'ausilio di quella cosa che al giorno d'oggi è vista come un reperto d'antiquariato, visti i passi da gigante delle imprese videoludiche... cos'è? Lo lascio alla vostra immaginazione!
Chissà se questo sogno si realizzerà... in fondo non posso dire di conoscere il mio futuro e quello che sarò in avvenire... staremo a vedere...

domenica 7 novembre 2010

Jerch Presenta - The Walking Dead





Jerch Presenta!

The Walking Dead - Streaming dub Ita

Veniamo al punto; che cazzo ci fa un tizio vestito da sceriffo texano, su un cavallo, in mezzo a degli zombi?
Chiedetelo a Robert Kirkman e Tony Moore, rispettivamente lo scrittore e il disegnatore del fumetto “the Walking Dead”, del perchè hanno voluto piazzare il malcapitato Rick Grimes come guida di pochissimi sopravvissuti al disastrocreazombieuccidiumanità che fa da sfondo alla serie
Di più non oso e non posso dirvi, ma vi aggiornerò di settimana in settimana sui vari episodi c
he usciranno, intanto vi propongo l’episodio pilota, che causa di qualche furbone che non ha saputo tenere la pen-drive nei pantaloni, è apparso prima sul web e poi nella sua data ufficiale (fissata simpaticamente per la notte di ognissanti).


PRIMA SERIE


The Walking Dead: 1x01 Days Gone Bye
The Walking Dead: 1x02 Guts
The Walking Dead: 1x03 Tell it to the frogs
The Walking Dead: 1x04 Vatos
The Walking Dead: 1x05 Wildfire
The Walking Dead: 1x06 TS-19


SECONDA SERIE

The Walking Dead 2×01 - (PutLocker
The Walking Dead 2×02 - (PutLocker
The Walking Dead 2×03 - (PutLocker
The Walking Dead 2×04 - (PutLocker
The Walking Dead 2×05 - (PutLocker)
The Walking Dead 2×06 - (PutLocker)
The Walking Dead 2×07 - (PutLocker)
The Walking Dead 2×08 - (PutLocker)
The Walking Dead 2×09 - (PutLocker
The Walking Dead 2×10 - 
The Walking Dead 2×11 - (PutLocker)
The Walking Dead 2×12 – (NowVideo)
The Walking Dead 2×13 – (NowVideo

venerdì 5 novembre 2010

Lucca 2010

Anche quest'anno si è conclusa la manifestazione culturale relativa a fumetti e giochi più grande d'Italia. Ovviamente non potevo mancare! Viaggio in macchina, partenza alle 17:00 da napoli venerdì 29 Ottobre e arrivo circa sei ore più tardi a Viareggio. Nota per la prossima volta: se vuoi andare a Lucca per il Lucca Comics and Games prenota almeno un mese prima. Siamo arrivati a Viareggio stanchi morti ma pieni di speranze per il giorno dopo.
La giornata di sabato 30 è stata spettacolare, c'era addirittura il sole che faceva capolino in mezzo alle nuvole e al nubifragio che ha invaso il nord italia nei giorni successivi. Avevo intenzione di partecipare al contest di Luk For Fantasy relativo ai libri di Terry Brooks ma non è stato possibile per motivi logistici: c'era una marea di gente a fare il biglietto. Rassegnato, mi sono messo in coda insieme ai miei amici e per le 11 di mattina eravamo in giro per la splendida città di Lucca, attorniati da una miriade di persone accomunate dagli stessi nostri interessi. La prima foto scattata è stata in onore di quattro baldi giovani con un'idea geniale... che capiranno tutti quelli che, almeno una volta, hanno avuto modo di giocare a World of Warcraft. Il resto della giornata è stato un susseguirsi di persone che ho stimato nel profondo, a partire da quelli vestiti da Uomo Tigre (ebbene sì, solo maschera, pantaloni attillati e mantello... con 10°C) e altri ragazzi che hanno davvero dimostrato una grande attenzione per i dettagli nei loro costumi, come il Cyborg di Cyborg 009... 
identico sia per il costume che per le dimensioni! Due metri di uomo come minimo...
La sfilata di costumi è andata avanti per tutto il giorno, alcuni semplicemente splendidi così com'erano, altri invece hanno sfruttato il gruppo per un effetto maggiore.
Il caso più eclatante e veramente ben organizzato è stato quello dei ragazzi del fan club ufficiale di Resident Evil. Hanno pensato bene di portare la Umbrella Corporation a Lucca e di ritagliarsi un'area di quarantena in cui hanno fare i loro esperimenti. Ovviamente avevano a disposizione le loro guardie personalizzate, che pattugliavano le strade di Lucca in cerca, probabilmente, di persone infette...
Tornando al tema di fine estate, ricordandoci che l'inverno sta arrivando, un gruppo di ragazzi ha reso onore alla celebre saga di George R. R. Martin. Da sinistra, il Mastino, Catelyn Stark, ser Brynden Tully e Cersei Lannister. I ragazzi meritano davvero una menzione speciale per la cura dei dettagli e delle caratteristiche (anche fisiche) che sono proprie dei personaggi che hanno interpretato. Una bella sorpresa per chi, come me, è rimasto rapito dai Sette Regni.
Tornando ai celebri ospiti che quest'anno sono passati per le strade di Lucca, il pomeriggio di sabato siamo passati a trovare il buon vecchio Terry, che teneva una sessione di domande nel padiglione dell'area Games. Ho apprezzato l'intera intervista sia in quanto lettore appassionato dei romanzi di Brooks sia per lo spirito allegro di quest'uomo, che ha risposto alle domande che gli sono state poste con professionalità e soprattutto grande umorismo. Grazie Terry.
La giornata di sabato ormai volgeva al termine, ma non sono mancate sorprese. La città di Lucca era piena di stand, capannoni pieni di fumetti, action figures e pezzi provenienti da tutto il mondo (specialmente dal giappone). In tutto questo, però, saltava comunque all'occhio lo stand della polizia dello stato, con tanto di tabellone per fare le foto segnaletiche. Da questo si capisce che la manifestazione ricopre in tutti i sensi l'intera città.
La giornata di domenica ha portato con sé l'avanguardia della cascata di pioggia dei giorni successivi. Ha iniziato a piovere seriamente nel pomeriggio e non ha più smesso. Ovviamente ce ne siamo fregati della pioggia e abbiamo continuato a girare. Nei momenti di pausa tra una scarica e l'altra abbiamo potuto continuare ad apprezzare costumi ben fatti, come quello del Predator qui a fianco. Nonostante la pioggia e le intemperie, l'Uomo Tigre era sempre lì, a petto nudo. Da apprezzare, veramente.
La giornata di domenica è passata come quella in cui i vari stand sono stati depredati di tutto ciò che c'era di acquistabile. Sono riuscito a portare a casa un pupazzo di murloc parlante e una action figure di Sylvanas Windrunner (sono rimasto in ambito world of warcraft insomma). Altri non sono stati così fortunati e sono tornati a casa a bocca asciutta.
La pioggia continuava a cadere e la gente continuava ad arrivare dentro le mura. Nonostante le intemperie, aumentava il numero di persone che si accalcavano per poter avere il loro pezzo di fiera. Un ragazzo non ben identificato girava per le strade solo con il costume da bagno (forse voleva essere il cosplay di Namor?) mentre i cattivi della Disney si riunivano al centro della città. Due ragazzi, probabilmente appassionati di GRV, con armature veramente bellissime e curate nei minimi dettagli. Bravi davvero!
C'era davvero tanto da fotografare e poco tempo per godersi a pieno ogni cosa. La pioggia purtroppo ha impedito di godersi ogni minimo dettaglio di quello che ci circondava, tuttavia l'esperienza è stata più che positiva e non vedo l'ora di tornare tra le mura della splendida città di Lucca per il prossimo Lucca Comics and Games. Vi lascio con la canzoncina della fiera e qualche altra foto. A presto!

 








giovedì 16 settembre 2010

Estate che va

Eccomi di nuovo qui, a spolverare questa stanza chiusa e buia in cui avevo lasciato tutte le mie cose. È bello vedere che nulla è cambiato, sebbene tutto sia diverso. Qualcuno si sarà chiesto che fine abbiamo fatto, qualcuno sarà passato per caso e ci avrà dato per dispersi... mi dispiace deludere le aspettative, ma siamo sempre qui. Personalmente è da tanto che volevo scrivere qualcosa, assaporarne insieme a voi la consistenza. Ho capito che è qualcosa da fare d'impulso, senza fermarsi troppo a riflettere, altrimenti le parole scivolano via come gocce di pioggia, troppo fitta per fermarsi a raccoglierla.
Le novità che vedrete di qui a poco saranno tante e interessanti... io non ho smesso di scrivere, sebbene finora sono poche le cose che ho già pensato di pubblicare. Il cinema non mi ha attirato moltissimo in questo periodo, ma ho visto un paio di cose interessanti per i prossimi mesi. Stiamo sempre seguendo la serie di How I Met Your Mother, e dedicheremo uno spazio alla prossima serie HBO che speriamo abbia un enorme successo. L'unica cosa da dire a questo punto è...

mercoledì 2 giugno 2010

Capitan America News - Costume First Look

Oh eccomi di nuovo per darvi la classica nerd notizia.
MI perdonerete l'assenza ma, che volete, impegni, impegni, impegni, impegni...

Ad ogni modo eccolo la prima immagine di come sarà Steve Rogers - Capitan America nel film a venire The First Avenger: Capitan America.



Non è male considerando cosa si poteva fare con un costume di base che, permettetelo, veramente non si può:



Buona fortuna a Chris Evans nell'ottenere e mantenere quel pò pò di fisico anche nella realtà.

A presto ragazzi.

lunedì 10 maggio 2010

Cella 211 - Celda 211


Beh, che dire di più?
Ho visto solo la locandina di questo film, non sapendo nemmeno che fosse basato sull'omonimo romanzo di Francisco Pèrez Gandul. Soltanto quell'immagine e già volevo assolutamente vederlo.
Perchè? Non lo so. So solo che anche quella frase, che come quasi tutte le cose che fanno i titolisti italiani si potevano risparmiare ("La sua unica speranza, è essere uno di loro"), non ha smorzato il mio entusiasmo, e meno male.

Spagna, Juan Oliver si presenta con un giorno di anticipo a lavoro come nuovo secondino di un carcere, per farsi un'idea di cosa gli aspetta. Durante la visita, viene colpito alla testa da un pezzo di intonaco che cade dal soffitto e le guardie che sono con lui lo distendono per un attimo nell'unica cella libera del braccio più violento, la 211 appunto. Proprio in quel momento però un detenuto del carcere, il carismatico Malamadre, fa scoppiare una rivolta e il povero Juan, una volta ripresi i sensi, si ritrova a escogitare ogni sorta di espediente per far credere di essere un detenuto.


Il regista Daniel Monzòn (errata corrige) riesce a tenere un ritmo terribilmente serrato per tutta la durata del film; non ci sono attimi di pausa, perfino le scene in cui si racconta della normale vita di Juan, quella con una moglie incinta al sesto mese, la tensione è alta. Tensione che non si assopisce perchè quelle scene non fanno altro che dare uno scopo alla de-evoluzione di una persona "per bene" o "buona", che fa di tutto per riabbracciare i suoi cari e uscire vivo da una situazione infernale.

Le trovate di Juan sono incredibilmente furbe e ciniche, quasi come se svenendo e risvegliandosi nella cella 211 avesse assorbito in un niente tutta la crudeltà di quel luogo, come se fosse diventato senza accorgersene uno dei criminali che aveva accettato di sorvegliare. Evidente quindi, la critica del regista al sistema carcerario Spagnolo (spulciato per bene dall'ONU prima di accettare la Spagna nell'unione), capace di rendere qualsiasi uomo una bestia.


E' nell'ambiente peggiore quindi che si muovono dei personaggi costruiti benissimo, dal primo all'ultimo. Malamadre e Juan, che sono poi i protagonisti principali, hanno uno spessore altissimo e subiscono entrambi un'evoluzione che li incrocerà in un'amicizia quasi surreale per quanto profonda.

Insomma a dirla tutta uno dei più bei film usciti ultimamente, violento, duro, reale e magistralmente diretto e recitato. Una menzione speciale anche ai doppiatori italiani; non amo molto alcuni stravolgimenti del doppiaggio ma il film è perfetto sotto il punto di vista dell'audio.

ps: una menzione speciale anche a quelle bestie sedute qualche fila dietro di me all'Happy Maxicinema di Afragola, veramente di un'intelligenza sovraumana. Spero griderete come avete gridato durante il film anche nel momento della vostra morte.

giovedì 6 maggio 2010

L'Anima della Terra - Parte IV (Le Storie Infinite - Parte VII e VIII)

Anna si sentiva completamente fuori luogo. La camera d’ospedale in cui si trovava adesso era diversa da quella cui era abituata. C’era una macchina da scrivere, fogli e fascicoli sparsi praticamente ovunque. L’uomo che la guardava sbigottito era solo. Non c’erano altri pazienti, la camera era molto più piccola rispetto alla sua. Notò però che dalla finestra si intravedeva il mare, per quanto fosse solo un riflesso distante. Ripensò agli ultimi giorni dell’estate, agli amici e alle nottate trascorse sulla spiaggia. Le tornarono in mente i momenti felici legati alla sua casa, alla sua famiglia e a tutto il suo piccolo, immenso mondo, in cui amava sprofondare nei momenti più tristi della sua vita. Come quello che stava vivendo ora. Soprappensiero, si avvicinò alla finestra e, osservando il sole che moriva in lontananza, ricordò dove aveva visto quell’uomo, che i medici le avevano indicato essere un investigatore. Si voltò di scatto ed i suoi occhi incrociarono quelli di Arthur. La sua espressione non era cambiata, un misto tra felicità e stupore. Anna non seppe come interpretare quello sguardo. Le parve di guardare negli occhi suo padre, nei suoi rari momenti di felicità. Fu scossa da un brivido, ma lo nascose attentamente all’uomo. Non voleva mostrarsi debole nei suoi confronti. Si schiarì la voce e prese la parola.

"I medici mi hanno detto che volevate parlarmi…", disse, con un tono di voce volutamente basso.
"E’ così infatti.", ribatté Arthur, mantenendo a sua volta un tono di voce calmo e deciso.
"Dunque, eccomi qui!", sorrise lei. Era ancora scossa dall’incontro con suo padre la notte precedente, ma aveva paura di essere giudicata pazza da quell’uomo. E la cosa la turbava.
Arthur sorrise a sua volta e riprese a parlare:
"Probabilmente avrai pensato che volessero farti delle domande su quanto accaduto quando ci siamo incontrati…". Fece una breve pausa, cercando di carpire le sensazioni della ragazza. Lei annuì quasi inconsciamente. "Non è così". Arthur spostò lo sguardo dai profondi occhi castani della ragazza per guardare il tramonto dalla finestra. "Ti sembrerà strano, ma volevo solo sapere come stai". La sua voce assunse un tono più malinconico.

Anna rimase sorpresa, pensò in un primo momento che quella fosse solo una normale procedura di routine per spezzare la tensione che poteva esserci tra loro. Dovette però ammettere di trovarsi già perfettamente a proprio agio, e l’espressione dell’uomo le trasmise la stessa certezza. Voleva davvero sapere solo questo. Anna arrossì lievemente, si sentiva colpevole di quello che aveva pensato. Rispose frettolosamente, sperando che lui non notasse il suo imbarazzo.

"Sto bene. I medici dicono che sarò libera di tornare a casa domani". “Ma tu non hai più una casa, Anna”, pensò lei. Si sentì stupida per quello che aveva appena detto.
"Bene, ne sono lieto". Arthur si sentì più rilassato, posò i fogli che stava leggendo sul comodino a fianco al letto e riprese a parlare. "Probabilmente nei prossimi giorni molti dei miei colleghi ti riempiranno di domande riguardo quello che è successo. Sono sicuro che tu sia giunta alla mia stessa conclusione, cioè che nessuno crederà mai alla verità". Fece una pausa. "Io stesso ho mentito al capitano, dicendo che la casa sembra essere crollata sulle sue fondamenta… una cosa poco credibile, ma non sono riuscito a trovare niente di meglio… semmai dovessero chiedertelo, conferma questa teoria, eviterai molti problemi in questo modo". Arthur sorrise lievemente. "Per il resto, quando lo vorrai, puoi parlare sempre con me liberamente di quanto è accaduto. No, nessuno dei due è impazzito. Le mie ferite ne sono la prova evidente". Anna guardò per la prima volta le condizioni dell’uomo. Oltre a quelle che lei aveva provveduto a cauterizzare, come le aveva insegnato sua madre, sembrava che l’uomo avesse qualche costola rotta. Anna guardò istintivamente il suo corpo. Completamente intatto. Solo un paio di graffi ed un cerotto. Si sentì in colpa, ma non ebbe modo di soffermarsi su questo poiché l’uomo stava parlando nuovamente.

"Ho saputo che hai incontrato tuo padre. Sono felice di sapere che hai qualcuno in questo momento". Sorrise. I loro sguardi si incrociarono nuovamente. Anna avrebbe voluto ribattere, facendogli notare come suo padre non avesse alcuna intenzione di aiutarla, come l’unica sua preoccupazione era di mandare sua figlia all’estero in modo da togliersela dalle scatole. Ma sentiva che tali affermazioni avrebbero causato ulteriore tristezza nell’uomo che aveva di fronte.
"Certo, è una grande fortuna", disse lei. Arthur colse un sottile velo di ironia in quella frase, ma lasciò correre. Prese uno dei fogli di carta bianchi che aveva sulla scrivania, impugnò la penna e scrisse qualcosa. Strappò il foglio e lo porse alla ragazza.
"Nel caso tu abbia bisogno anche solo di parlare un po’…". Anna era confusa, prese il pezzo di carta e lesse: “Arthur Wils. Allora è questo il suo nome”. Guardò di nuovo l’uomo e sorrise. "E’ bello sapere di non essere completamente impazzita… non ancora, almeno. Ho molte cose da chiedere riguardo l’altra notte… ma non me la sento di farlo ora… mi dispiace".
Arthur sorrise a sua volta. "Non preoccuparti di quanto è successo… scoprirò cosa è accaduto realmente, non permetterò che accada nuovamente qualcosa di simile…". Il suo sguardo si spostò verso la pistola, chiusa accuratamente nel suo fodero. Anna lo seguì con lo sguardo e trasalì, ripensando al tocco freddo dell’arma, al dolore che provava, alla follia che premeva contro le fragili mura della sua mente. Si voltò di scatto.
"Adesso sarà meglio che vada", disse frettolosamente. Arthur la guardò, come se cercasse di leggerle nella mente.
"E’ tardi, un po’ di sonno non farà male… ad entrambi". La ragazza intanto era già arrivata alla porta. Quando la aprì fu pervasa da un incessante senso di colpa. Si voltò indietro. Arthur sembrava piccolo e indifeso in quel letto. Ricordava come avesse cercato di proteggerla, mettendo a rischio la propria vita. Lo guardò per qualche secondo.
"Grazie". Sorrise. Non riusciva a dire altro. Lasciò che la porta si chiudesse dietro di lei e si incamminò lentamente verso la sua stanza.

Arthur guardò la porta chiudersi e si domandò cosa avrebbe fatto la ragazza adesso. Probabilmente l’avrebbe rivista solo in seguito a sviluppi nell’indagine che potessero interessarle, ma era rimasto sollevato dal vederla in salute. Il vuoto dei suoi occhi era sparito, ora sostituito da una, seppur flebile, speranza. Era tutto ciò che Arthur avesse mai sperato di trovare in lei in questo incontro. Riprese i suoi fascicoli, tornò ad analizzare i rapporti per trovare qualche punto in comune, qualche indizio per iniziare le proprie ricerche.

Anna rientrò nella propria stanza, facendo attenzione a non fare rumore per non svegliare gli altri pazienti. Si infilò nel letto e guardò la notte buia sopra di lei. Ripose il pezzo di carta che le aveva dato l’uomo in un cassetto e ripensò, suo malgrado, a quando si era resa conto di aver perso l’unica cosa veramente importante di tutta la sua vita. Pianse. Silenziosamente, consapevole di non poter tornare più indietro. Consapevole di dover accettare quanto accaduto. Consapevole, adesso, di essere completamente sola al mondo.

Nessuno dei due dormì quella notte, entrambi trascinati nel vortice delle rispettive sensazioni. La notte era più calda del solito, il cielo terso faceva presagire un sole caldo anche per il giorno successivo. Anna vide una stella cadente, ma non riuscì a pensare ad un desiderio realizzabile. Aveva in mente solo sua madre. Si rannicchiò su se stessa, come se cercasse di mantenere stretto a sé il suo corpo, come se avesse paura che potesse sfuggirle anche quello. Non vide l’astro, nero come la notte, cadere in mare aperto. Non sentì il rumore emesso dall’impatto, troppo distante.

La creatura aprì gli occhi. Erano neri, come la notte in cui aveva deciso di giungere su quella parte della Terra. Il suo corpo era ferito, bruciato e danneggiato in più punti. Sentiva il mondo pulsare intorno a lei, un’appendice indesiderata. Avrebbe avuto bisogno di qualche giorno per riprendere piena funzionalità. Avrebbe quindi avuto solo poche ore per portare a termine la sua missione. Non poteva fallire. Non era stupida, aveva a disposizione più del tempo necessario a preparare una trappola per catturare la sua preda. Sogghignando, le sue fauci aguzze come coltelli scintillarono nell’oscurità delle profondità marine in cui si trovava. L’eccessiva foga generata dal suo desiderio di portare a termine la propria missione fece sussultare la Terra stessa.

L’alba. La Terra compiva ancora una volta il suo ciclo millenario. Il sole illuminava la stanza in cui si trovava Anna. Non era riuscita a chiudere occhio durante la notte precedente. Poiché si rendeva conto di non riuscire a dormire, aveva deciso di prepararsi per lasciare l’ospedale il giorno stesso. Suo padre le aveva lasciato del denaro, tra i suoi effetti personali. Probabilmente ora si trovava in volo da qualche parte. Ripensando a lui, Anna si pentì di essersi comportata in una maniera così fredda. In fondo, suo padre aveva sempre dimostrato quel modo di reagire di fronte alle avversità. Era sempre stato l’unico della famiglia ad avere i piedi ben piantati a terra, ma questo non significava che non soffriva. Probabilmente nella situazione attuale le sue ferite erano ben più profonde e radicate. Si ripromise di chiamarlo, una volta trovata una sistemazione. Raccattò in fretta la piccola borsa con i vestiti che era riuscita a recuperare ed il resto dei suoi effetti personali. Il cannocchiale in miniatura che le era stato regalato dalla sua migliore amica, il portachiavi cui erano ancora attaccate delle chiavi ormai inutili e… Anna guardò attentamente la pietra nera sul fondo della scatola. L’aveva già vista da qualche parte, ma non riuscì a ricordare dove. Era nera come l’ebano, aveva degli splendidi riflessi violacei lungo la superficie ben levigata. Di sicuro si trattava di una pietra levigata, data la sua forma. Era un decaedro con tutte le estremità molto appuntite. Anna rigirò più volte la pietra tra le sue dita, domandandosi da dove fosse arrivata. Sembrava essere preziosa, ma non ci avrebbe giurato. Non ricordava di averla mai vista prima, ma le sembrava familiare al contempo. Lasciando un sottile strato di nebbia tra i suoi pensieri, Anna infilò rapidamente l’oggetto in una tasca e se ne dimenticò.

Alle 4:05 di oggi 27 Agosto si è verificata una forte scossa di terremoto che ha colpito la zona costiera del Paese. La magnitudo dell’evento è stata stimata pari a 6.5 Richter, un valore che comporta effetti fino all’VIII grado della scala Mercalli. L’epicentro è stato identificato ad una distanza di circa 200 km dal punto più vicino. La scossa è stata seguita da brevi repliche, la più forte delle quali è avvenuta alle 6:21 ed ha avuto magnitudo 3.9.
“Strano non aver sentito nulla qui”, pensò Arthur, spegnendo la radio. Disastri navali, mostri, terremoti… che la fine del mondo fosse vicina? Sembrava non esserci pace in quella piccola città negli ultimi giorni. Chissà a questo punto in che condizioni si trovava New York… o Roma… che le grandi città fossero già ridotte in cenere?
Sforzandosi di sorridere, mise da parte i suoi appunti ed iniziò a massaggiarsi le tempie, cosa che lo aiutava a riflettere. Certo, con un buon sigaro sarebbe stato tutto molto più facile.
Incidente marittimo, avvenuto poco più di una settimana fa. 15 morti, numero imprecisato di feriti. Morti a causa di un arresto cardiaco, successivamente dilaniati, come da artigli. Ritrovati frammenti metallici sui loro corpi, le analisi non avevano ancora dato risultati sulle leghe di cui tale metallo era composto, quindi non si poteva essere certi di cosa fosse realmente. Probabilmente frammenti dello scafo generati dall’esplosione. Esplosione di cui, però, non vi erano tracce evidenti. Sembrava piuttosto che qualcosa fosse entrato in collisione direttamente con la barca, trapassandola da parte a parte. Come se una lancia l’avesse trapassata. “Ma non sono state trovate tracce di lance in fondo al mare, Arthur…”, si disse ironico. I danni dello scafo facevano presupporre che le cause della caduta del ponte e dello scafo fossero coincidenti. Meglio così, un pensiero in meno. Si fermò a riflettere su ciò che aveva.
“Cosa può far morire 15 persone sul colpo, ferirne il doppio, abbattere una nave e non lasciare tracce?”. Istintivamente Arthur ripensò alla Creatura che voleva così ardentemente le sue costole. “Eppure di donne il mondo è pieno…”. Sicuramente c’era un legame tra le due cose, ma gli sfuggiva. Avrebbe compreso se le morti per infarto fossero una o due. Quella Creatura era brutta, d’accordo. Ma non al punto da far morire chiunque la vedesse. Guardò la pila interminabile di documenti piegata minacciosamente su di lui. “Forse è vero che l’inferno è generato dalle nostre più profonde paure… se è così allora sono morto anch’io…”. Almeno in quest’inferno la ragazza era salva. La Creatura sembrava essere interessata proprio a lei. Non le aveva fatto neanche un graffio. Forse il suo scopo era di rapirla, portarla in qualche altro luogo… e poi? Dov’era finita? Cercò di sforzarsi, di ricordare qualche dettaglio in più, ma le sue condizioni nel momento in cui la creatura spariva lo avevano completamente isolato dal mondo. Ricordò solo un fascio di luce, intenso. Nient’altro. Luce bianca, molto forte.
Riprese a sfogliare i fascicoli accumulati tutto intorno a lui. John Cooper. Pilota dell’Aviazione Militare. Interessante. Magari lui avrebbe potuto avere accesso a maggiori dettagli sulla faccenda. Era ora di fare due chiacchiere con il padre di Anna.
Arthur Guardò istintivamente le fasciature su tutto il suo corpo.
Beh, magari tra un paio di giorni…
Un rumore secco e ripetuto distolse la sua attenzione.

"Avanti" disse, e la porta si aprì.
Anna indossava un paio di jeans ed una T-shirt nera. I lunghi capelli corvini scendevano lungo le spalle, la sua espressione triste la caratterizzava come la luce di un faro in una notte di tempesta. Arthur si voltò verso di lei e le sorrise. Lei sorrise di rimando ed entrò nella stanza.
"Sto andando via, volevo passare a salutare". La sua voce era molto più tranquilla rispetto la sera prima. Arthur notò con piacere questo dettaglio.
"Mi fa piacere che tu possa uscire da questo mortorio. Ti invidio un po’ per questo", disse ironicamente lui.
Anna sorrise. Non era ancora riuscita a capire che tipo di persona fosse questo Arthur Wils… ma sembrava simpatico.
"Volevo anche ringraziarla per quello che ha fatto". I suoi occhi guardarono rapidamente il corpo acciaccato dell’uomo. "Se sono qui, lo devo solo a lei."
Arthur sorrise ancora una volta. "Un poliziotto ti avrebbe detto qualche baggianata del tipo “è il mio lavoro”… personalmente credo di aver fatto la cosa più giusta. Non importa quanto tempo ci vorrà per guarire. Se tu stai bene". I loro sguardi si incrociarono.
"Sto bene, davvero". Gli sorrise. "Volevo lasciarle questo, prima di andare via". Anna frugò in una delle sue tasche e ne estrasse un foglio di carta stropicciato su cui qualcuno aveva scritto con un pennarello sbiadito. Anna pose il foglio ad Arthur e si avviò verso la porta. "Grazie ancora di tutto, signor Wils…"
"Puoi chiamarmi Arthur, se vuoi"
Anna si voltò ancora verso di lui sorridendo, poi uscì rapidamente.

Arthur osservò più attentamente quel pezzo di carta che aveva tra le mani. “Anna Cooper. E questo è un numero di telefono.”. Rifletté per qualche istante, poi ripose il foglio stropicciato in una piccola agendina nera. “Meglio non pensarci ora. Almeno finché non sarò uscito da…”. Non riuscì a formulare il suo pensiero, poiché l’ennesimo infermiere irruppe molto confusamente nella stanza, borbottando qualcosa su farmaci dai nomi sconosciuti. “Meglio rimandare questi pensieri a momenti meno… occupati”, pensò.

La Creatura maledisse se stessa. Aveva rischiato di far scoprire la sua esistenza a dei volgari esseri umani. Non riusciva a trattenere il proprio potere, era frustrante. Capì come doveva essersi sentito il suo predecessore ed intuì la strada che l’aveva portato alla follia. Non sarebbe caduta nello stesso tranello. Le sue ferite si rigeneravano lentamente. Troppo lentamente. Era ansiosa di portare a termine il proprio compito, ansiosa di abbandonare quel posto. Doveva spostarsi, prima che la Terra la rigurgitasse. Il suo obiettivo diventava sempre più vicino. Poteva sentirne l’odore, poteva percepirne il movimento… ma non poteva raggiungerlo. Non ancora. Si sforzò di volgere altrove il suo pensiero, in modo da non incorrere nella follia. Ripensò al proprio pianeta, alle proprie origini, al proprio addestramento. Ripensò alla sua Signora. La stava osservando, in quel momento. Lo sapeva. Non l’avrebbe delusa. La Terra fremeva nuovamente, la Creatura si spostò ancora una volta. Accadeva con una frequenza sempre maggiore. Probabilmente la sua presenza era stata già rilevata. Maledisse ancora una volta la propria inettitudine e si spostò lentamente verso una roccia isolata sul fondo del mare. Non avrebbe fallito. Non poteva fallire.

martedì 4 maggio 2010

Capitan America News and Cap Cameo in The Incredible Hulk

Okay, altro aggiornamento nerd della giornata e poi basta.
A quanto pare si è deciso il megacattivone di "The First Avenger: Capitan America"







che non poteva essere altrimenti che "The Red Skull" o Teschio Rosso pe' noiartri: ufficiale nazista della seconda guerra mondiale, sfigurato da Teschio Rosso o con una maschera da tale è sempre lui, interpretato da?

"Benvenuto a Gran Burrone Signor Anderson, può chiamarmi V, ora ci voglio pallottole d'argento. Heil Hitler!"

Esatto, Hugo Weaving.

Beh, al prossimo aggiornamento Nerd.
Ah, qui sotto vi posto un video da cecati (dai contenuti speciali del blu ray di Hulk) che qualcuno si è messo in testa di caricare su you tube, e vista che siamo in vena di easter eggs...:




Questo video invece è quello di sopra ma completo, e cioè l'inizio alternativo de L'Incredibile Hulk

Iron man 2 & Thor First Picture


Maledetti virus persiani.

Me l’hanno fatta anche stavolta sapete? I miei Spartani anticorpi si sono distratti un secondo a guardare il mio nuovo god of war III e vedi cosa succede…



Ad ogni modo forse avrete visto tutti che ultimamente nelle sale è uscito Iron Man 2.

La sera del mio nobile compleanno lo siamo andati a vedere in massa e devo dire che non ha deluso completamente le mie aspettative. Il primo capitolo, targato 2007, mi aveva entusiasmato, secondo me resta tutt’ora il miglior Marvel Movie mai prodotto: bella regia, effetti speciali esaltanti, ottima storia, ottimo cast; insomma, ottimo film.

Oltre al ben noto Tony Stark/Iron Man (Robert Downey Jr.) ritroviamo Virginia “Pepper” Potts (Gwyneth Paltrow) e il colonnello Jim Rhoodes/Per l’occasione anche War Machine (Don Cheadle, subentrato a Terrence Howard per motivi poco chiari a mio avviso). La storia si dipana qualche anno dopo la rivelazione del signor Stark di essere Iron Man e dei problemi che ovviamente ne seguono, nel presentare al mondo un’arma così potente, controllata da un solo uomo. Gli Stati Uniti ne rivendicano la proprietà e sotto il costante rifiuto di Tony, cercano di riprodurre la stessa tecnologia con il noto fabbricante di armi Justin Hammer (Sam Rockwell) ma, ovviamente, senza il minimo successo.

Si infila in questo bel girotondo anche il signor Ivan Vanko (Mickey Rourke), figlio di tale Anton Vanko, uno scienziato russo (ma no?) che aveva collaborato con il padre di Tony alla creazione del reattore ad arco (quello miniaturizzato è la cosa luminosa che Stark ha nel petto e lo tiene in vita, presente?) e che, tanto per cambiare, lo vuole fare fuori perché Howard Stark si è preso tutto il merito snobbando il caro vecchio paparino Vanko.




Come ciliegina sulla torta, il nucleo che Tony ha nel petto lo sta uccidendo. Tutto chiaro?

Come aggiunte al cast principale troviamo una Scarlet Joahnsson più in forma che mai per

entrare nel vestitino di Vedova Nera e un ormai integrante Samuel L. Jackson che interpreta Nick Fury, il direttore dello SHIELD; Fury e lo SHIELD hanno una parte abbastanza importante nell’intero film anche se sono in maniera evidente un trampolino di lancio per il futuro film dei Vendicatori.

Menzione anche per il colonnello Rhoodes che trasforma una delle armature di Stark in una vera e propria macchina da guerra, appunto il personaggio classico War Machine.

Tiriamo le somme? Sicuramente più sottotono del primo, un po’ più dispersivo ma è anche per la grande quantità di personaggi e di situazioni che si è deciso di affrontare. Alcune scene le avrei semplicemente ridotte a mio avviso ma se consideriamo il cast (Jackson, la Joahnsson, Paltrow, Downey Junior, Rourke, Rockwell) e i personaggi (Nick Fury, Iron Man, War Machine, Vedova Nera, Justin Hammer, Whiplash, I Vendicatori) direi che il nostro Fraveau se l’è cavata niente male, riuscendo a coordinare tutti per una storia che regge, trattandosi comunque di un SuperHero Movie, e con un peso sulle spalle come il progetto Vendicatori da non sottovalutare.

Qualche lato negativo? Beh a un certo punto ho visto veramente troppe armature.



Curiosità: la voce di Jarvis è di Paul Bettany



Qui sotto per i più affezionati e i più distratti vi posto i video delle scene post titoli di coda sia del primo:






Che del secondo:






E in anteprima il vostro Jerch vi dona anche la prima immagine del prossimo Marvel Movie Thor